Savignano – Rifiuti radioattivi: le rassicurazioni di Barbato

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Savignano – Nessuna radiottività sui due tir carichi di rifiuti fermati, la scorsa domenica a Pustarza, e parcheggiati ora al Cdr di Avellino. Lo certifica l’Arpac. Esito negativo dalla analisi condotte presso lo stabilimento di Pianodardine. Il direttore Barbato ha rassicurato gli addetti ai lavori e la cittadinanza affermando che: “… si è creato inutile allarmismo. Si credeva nella possibile presenza di rifiuti ospedalieri ed invece si tratta di rifiuti speciali”. Smentite le presunte voci di radiottività giunta in Irpinia, ad Acerra, invece, sono stati effettuati quattro sequestri di materiale radioattivo in otto giorni. Sembrerebbe, inoltre, che proprio dal napoletano proverrebbero i due camion con iodio 131 fermati all’altezza della discarica di Savignano Irpino. Il procuratore Giovandomenico Lepore ha già aperto un fascicolo e indagini sono in corso per scoprire il centro privato o la casa di cura che, di nascosto, infilano nei cumuli di immondizia sacchi neri con rifiuti sanitari, della categoria ´speciali´, che andrebbero affidati a ditte autorizzate. Rassicurazioni giungono anche dal mondo della sanità. Qualche centinaia di metri cubi di rifiuti radioattivi: questo quanto prodotto, ma gli scarti a rischio hanno un loro percorso ad hoc rispetto agli altri rifiuti. E’ il caso dello iodio 131, quello scoperto nel carico diretto alla discarica di Savignano Irpino, in Campania, ma anche di altre materie radioattive usate per diagnosi o terapia. I residui di questi trattamenti, dalle fiale alle siringhe, cioé di tutto ciò che non viene dato al paziente, costituisce rifiuto. La radioattività, spiegano gli esperti, tende a ridursi nel tempo e viene calcolata sulla base del periodo che impiega per dimezzarsi. “Per esempio – riferisce il direttore del dipartimento nucleare dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente, Roberto Mezzanotte – lo iodio 131 si dimezza in 8 giorni e dopo una decina di dimezzamenti, la radioattività della sostanza si dà come praticamente decaduta, all’incirca tre mesi. Dopo un periodo di questo tipo si è al di sotto, per la sostanza in questione, di concentrazioni particolari per cui può essere trattata come rifiuto tradizionale”. Sono diverse le forme per gestire questi rifiuti. Ogni ospedale o altra struttura sanitaria che usa queste sostanze ha un suo piccolo deposito dove gli scarti radioattivi vengono tenuti il tempo necessario per decadere.

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