Il Partito democratico, in provincia di Avellino, “è un po’ come la nazionale di calcio: si è consegnato da tempo alla mediocrità”. È con questa immagine, affidata all’indomani dell’ennesima figuraccia “mondiale” degli azzurri, che l’ex consigliere comunale Amalio Santoro ha fotografato lo stato dei democrat irpini, a margine dell’assemblea pubblica promossa dalla coalizione “Per Avellino”, composta da Controvento, Sinistra Italiana e SiPuò. Nel campo largo, infatti, continua a essere difficile trovare una sintesi, soprattutto sul nome del candidato sindaco in vista delle imminenti elezioni comunali di Avellino. Santoro, però, rivendica il ruolo proprio di “Per Avellino” nel tentativo di rimettere in piedi un’alleanza larga. “È proprio lo schieramento rappresentato dai movimenti, dalle associazioni e, in particolare, da Sinistra Italiana, che mi pare — al tavolo che è stato riconvocato quasi all’improvviso — abbia mostrato un atteggiamento, da un lato, di grande responsabilità, ma anche di forte richiamo all’urgenza del momento. Questa città, alla deriva, aveva bisogno già da tempo di un’alternativa credibile. C’è chi, invece, si è mantenuto le mani libere: conoscete la storia di questi ultimi mesi e il risultato è, appunto, un tavolo provinciale che somiglia a una sorta di seduta spiritica e di questo dobbiamo prenderne atto”. Da qui la scelta di marcare una presenza politica autonoma ma ancora aperta a una possibile ricomposizione. “Quindi, stasera, intendiamo assumere innanzitutto un impegno morale, direi con noi stessi: ci sarà una lista che rappresenta queste sensibilità, che vanno da pezzi del mondo cattolico fino alla sinistra storica”. Santoro non chiude del tutto la porta a una candidatura unitaria, ma fissa un punto preciso: “Speriamo che ci sia ancora margine — un miracolo dell’ultima ora — per trovare una candidatura ineccepibile, soprattutto dal punto di vista etico”. Nel suo intervento, l’ex consigliere comunale ha anche osservato come il continuo affacciarsi di nomi esterni rappresenti, in qualche modo, un giudizio politico sugli uscenti. “Si sente evocare nomi e personalità esterne: questo, però, rappresenta anche una sorta di bocciatura per i cosiddetti uscenti, con i quali — oggettivamente — il dialogo è più complesso. E parliamo degli ex consiglieri comunali con cui c’è difficoltà a recuperare fiducia dopo la fase finale dello scorso sindacato”. La linea di “Per Avellino”, dunque, resta quella di offrire comunque una proposta politica alla città. “Noi, stasera, fermiamo l’esigenza di offrire un’alternativa. Siamo pronti, ma compiamo anche quest’ultimo atto di responsabilità, in attesa che qualcuno provi a rinsavire. Altrimenti, più che un centrosinistra alternativo, proveremo semplicemente a rappresentare noi il centrosinistra”.
A fare eco alle parole di Santoro è stato il presidente dell’assemblea regionale di Sinistra Italiana, Giancarlo Giordano, che ha lanciato un messaggio altrettanto netto: “Per noi il tempo dei giochi è finito. Bisogna fare le cose per bene, seriamente. Questa coalizione, se ha le capacità, le potenzialità e l’intelligenza, deve farsi carico dei problemi della città e cominciare a ragionare su una seria proposta di governo, con un quadro di regole chiaro per la composizione delle liste e della leadership, e con l’indicazione di nomi che siano condivisibili e rappresentino la complessità di un arco politico così ampio”. Giordano ha spiegato che quello lanciato dall’assemblea non è un ultimatum, ma un allarme politico: “Per noi questo è un allarme che lanciamo stasera: non diamo ultimatum ma diciamo che non c’è più tempo. Siamo a Pasqua”. Sulla possibilità di andare divisi, l’ex parlamentare ha ammesso che non sarebbe un fatto inedito, ma ha ribadito l’impegno per un’altra strada: “Andare divisi? Non sarebbe la prima volta che accade un evento del genere, ma noi lavoriamo per l’altra ipotesi. Lavoriamo, fin dall’inizio, per la costruzione della coalizione”. Rivendicando il lavoro svolto finora, Giordano ha sottolineato: “Siamo gli unici ad aver portato una bozza di programma al tavolo; siamo gli unici ad aver presentato un quadro di riferimento di regole per tenere insieme la coalizione. Siamo, quindi, gli unici che hanno prodotto gesti concreti nella direzione dell’unità e della presa in carico della città, della responsabilità di governarla. Anche perché, come dimostra la cronaca di questi giorni, al di là del rilievo penale, emerge il quadro di un ambiente tossico che si era insediato a Palazzo di Città, tutto legato al potere piuttosto che alla gestione della cosa pubblica e del bene comune”. Da qui la scelta di insistere sul metodo delle assemblee pubbliche e del confronto aperto con i cittadini. “Noi siamo gli unici che continuano in questo sforzo e lo facciamo con assemblee pubbliche, perché riteniamo che la politica non si faccia in due o tre — come purtroppo sta accadendo anche nel cosiddetto ‘campo largo’ — ma insieme, soprattutto con i cittadini e senza nascondersi. La politica non va privatizzata. Così come le cose pubbliche, anche i pensieri non vanno privatizzati: le proposte devono essere rese ai cittadini, per far comprendere a tutti ciò che si intende fare nei prossimi anni”. E infine, in riferimento al palese fallimento del tavolo provinciale e al fatto che il tavolo si sposti a livello regionale o nazionale, Giordano chiarisce: “na regia serve, ma no a invasioni di campo. Qui ci sono tutte le potenzialità per costruire una coalizione con serietà. Bisogna evitare fughe in avanti, ma anche smettere di perdere tempo. Se bisogna sacrificare la Pasqua per la propria città, sacrificheremo anche la Pasqua, perché è giusto così. Ora, come abbiamo detto, è ‘game over’. Il tempo dei giochini è finito. Da adesso in poi bisogna essere seri”.

