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Sanità in Alta Irpinia – Fials: “No all’agonia del territorio”

“Distruggere la sanità in Alta Irpinia equivale ad accelerare l’agonia di un territorio e questo non possiamo permetterlo”. È quanto sostiene la Fials che, tramite il segretario provinciale aggiunto, Raffaele Petrosino, rincara la dose: “Se volessimo limitarci ad un approccio esclusivamente ragionieristico potremmo semplicemente evocare la classifica dei debiti delle singole Aziende Sanitarie campane, che pone ai primi posti l’ASL Napoli 1 Centro, l’Asl di Salerno, l’Asl Napoli 3 Sud, i due Policlinici ed il Cardarelli. Tutte queste aziende detengono, da sole, il 70% dei debiti del Sistema Sanitario Regionale. Tale dato, quindi, avrebbe dovuto suggerire al Commissario Zuccatelli ed al suo entourage di volgere la scure verso tali realtà e non verso l’Irpinia laddove la sanità pubblica, rappresentata dall’ASL Avellino e dall’Azienda Ospedaliera Moscati, gestisce con parsimonia le poche risorse a disposizione, garantendo l’assistenza sanitaria anche su un territorio, come quello dell’Alta Irpinia, che presenta caratteristiche peculiari, primo fra tutte la conformazione orogeografica. Con questo piano ospedaliero la nostra provincia – prosegue Petrosino – paga un dazio spropositato, non solo perché realtà di eccellenza come il Moscati sono private di posti letto in settori strategici, ma anche perché le popolazioni delle zone interne, con la cancellazione e/o il ridimensionamento delle strutture ospedaliere dell’Alta Irpinia, vedono sottrarsi l’assistenza e una parte significativa della propria storia passata che evoca anche momenti drammatici, vedi il terremoto dell’80. E’ necessario, quindi, che il Commissario Zuccatelli, compulsato dalle forze sindacali e politiche di questa provincia, rifletta seriamente su ciò che abbiamo, cercando le soluzioni idonee per valorizzare l’esistente e senza incedere in tentazioni demolitrici. Ovemai ciò non fosse possibile, il principio guida deve essere la salvaguardia della vita umana, sempre e comunque. Pertanto, se la difesa ad oltranza dell’Ospedale di Bisaccia non dovesse condurre all’esito sperato, è obbligatorio pretendere che accanto agli ambulatori polispecialistici sia istituito un presidio di assistenza urgenza territoriale (PSAUT), struttura di primo soccorso territoriale attiva 24 ore al giorno, capace di garantire il pronto soccorso attivo medico-chirurgico e di assicurare la stabilizzazione del paziente. Quanto all’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, urge il potenziamento del P.S. affinchè sia garantita la prima assistenza d’urgenza e la stabilizzazione del paziente, per poi disporne il trasferimento altrove, se necessario. Non bisogna dimenticare, poi, che il Presidio ospedaliero di Sant’Angelo dei Lombardi oltre a servire le popolazioni del circondario, ospita il Centro Don Gnocchi, fiore all’occhiello nel campo della riabilitazione, che riceve pazienti da tutta la Campania. Non è pensabile, quindi, che una istituzione del genere, che si occupa della fase della riabilitazione intensiva post-acuta, debba lasciare il plesso di Sant’Angelo dei Lombardi perché l’ospedale non potrebbe garantire il necessario supporto, primo fra tutti quello del Pronto Soccorso. Si pensi, e non è poco, a quali ulteriori riflessi in tema di occupazione si avrebbero nel caso in cui un centro specialistico come il Don Gnocchi fosse costretto ad abbandonare l’Irpinia. L’ultimo appello – conclude – è per il governatore Caldoro. Non si può pensare seriamente allo sviluppo di un territorio se poi lo stesso viene privato di servizi fondamentali come l’assistenza ospedaliera”.

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