Sanità, Giusto:”L’arroganza del pensiero fa più danni del terremoto”

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Nemo propheta in patria. Il consigliere regionale uscente, Angelo Giusto, già Presidente della commissione regionale Sanità, aveva sostenuto già in tempi non sospetti la necessità di intavolare un discorso complessivo con le istituzioni ed i sindacati al fine di razionalizzare la spesa sanitaria e scongiurare lo stillicidio a cui stiamo assistendo per effetto dei tagli ai presidi ospedalieri irpini. Oggi, che gli effetti del Piano di rientro disposto dal sub Commissario Zuccatelli sono tangibili e montano le eclatanti proteste degli amministratori altirpini, l’esponente di SeL, che come “un novello Cincinnato”, ha scelto di allontanarsi dalla politica attiva, non rinuncia a ribadire le posizioni già espresse in passato ed a stigmatizzare le proteste “più astratte” o l’infausta tendenza generale a riconoscere in coloro che hanno concorso a generare l’emergenza, gli unici salvatori possibili

Onorevole Giusto, già nello scorso giugno, al Circolo della Stampa di Avellino, lei aveva promosso un momento di riflessione e confronto sulla Sanità, per lanciare il suo grido d’allarme ed avanzare proposte in merito ai tagli disposti dal piano di rientro del sub Commissario Zuccatelli. L’invito andò pressoché deserto ed il suo fu un monologo. Oggi, per gli ospedali irpini, i tagli sono divenuti dura realtà.
“Nonostante avessi invitato sindacati, esponenti politici ed amministratori locali, la voce della solitudine si è dimostrata la voce della verità. Il governo Berlusconi già precedentemente aveva tentato di farci chiudere 10 ospeali, ma nonostante anche Bassolino e Montemarano stessero cedendo, io mi misi di traverso. Credo che si potesse avere una linea diversa, senza usare l’ascia e far pagare lo scotto ai cittadini. Adesso, invece, si chiudono 10 ospedali, si pagheranno i ticket ed, in sostanza si scaricherà sui cittadini l’incapacità di governare. Sinceramente sono sorpreso, mi fanno anche un po’ di tenerezza i sindaci che dichiarano di aspettare il piano attuativo. Attendere il piano attuativo significa che l’ospedale è già morto. Di fatto, resta in piedi soltanto “Solofra” che ritorna ad essere presidio di primo livello, ma l’intero territorio dell’Alta Irpinia vede scomparire i suoi ospedali. Circa 130mila persone saranno esposte a qualsiasi rischio. E’ il risultato di un’impostazione che andava contrastata mesi fa, quando si era all’inizio”.

L’amministrazione comunale di Bisaccia ha indetto per questa mattina un Consiglio straordinario al Di Guglielmo. E’ l’ennesimo gesto disperato. Crede che servirà a qualcosa?
Il morto è già nella bara. Ogni manifestazione va rispettata ed ascoltata ma di fatto l’Ospedale di Bisaccia non c’è più, e anche se ci indoreranno la pillola la verità è che non ci sono più i posti letto. I cittadini non si potranno più ammalare, avranno bisogno di un’assicurazione con il padreterno”.

Gli amministratori irpini in prima linea in difesa dei presidi non hanno dubbi: il napolicentrismo della Giunta regionale è evidente, insopportabile. Lei è d’accordo?
“Assolutamente no. E’ una favola. Tutte le strutture con meno di 100 posti letto sono state chiuse. E’ il caso di Teano, Agropoli, San Bartolomeo, Bisaccia. Il numero di posti letto per ogni 1000 abitanti vede inoltre proprio nelle provincie di Avellino e Benevento il più alto numero di posti letto. Impostare la battaglia su dati sbagliati ti porta a sbattere la testa contro il muro. Mi chiedo invece perché le struttrue private con meno di 100 posti siano rimaste in piedi. Non sono più pericolose di quelle pubbliche? Ma nessuno ha sollevato la questione. Ci si concentra allora su proteste neutre. Bisognava invece insistere sul concetto dell’emergenza, sul fatto che l’Irpinia non può accettare di restare senza presidi d’emergenza. Si doveva sostenere con forza la necessità che Il Di Guglielmo ed il Criscuoli diventassero un un’inca struttura con più di 100 posti letto, a Bisaccia. Si sarebbe così evitato di avere due reparti di chirurgia che non servono a niente. Una soluzione semplice, ma si sa, l’arroganza del pensiero fa più danni del terremoto e Bassolino e Montemarano avevano scambiato la sanità per un treno elettorale”.

La sensazione diffusa è che la politica latiti. Crede che i parlamentari regionali e nazionali stiano facendo fino in fondo il loro dovere?
“Personalmente vedo il totale silenzio dei nostri rappresentanti di centrodestra e centrosinistra. E’ disarmante, scandaloso. Ma ugualmente è evidente: essendo parlamentari nominati e non eletti non hanno alcuna autonomia. Il Consiglio regionale, poi, al quale ho scelto di non candidarmi, ha registrato un ricambio generale. Eppure il dato è che con i nuovi arrivati si chiude un ospedale e si taglia in maniera scandalosa il Moscati, anziché farne il Policlinico dell’Università di Salerno. Per questo, la battaglia dei sindaci del territorio è generosa ma votata a perdere, poichè è priva dell’ appoggio dei parlamentari e contiene errori nei passaggi e negli obiettivi. E se si pensa che a risolvere le questioni siano i de Mita, si commette il grave errore di scordare qual è stata l’origine dei nostri guai”.
(di Flavio Coppola)

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