Sanità e politica, Giusto: verità che scottano

20 Novembre 2005

Sanità tra ‘vizi’ e virtù. Dieci mila miliardi di vecchi lire il debito accumulato. Cinquecento miliardi del vecchio conio la riabilitazione in mano ai privati. Ottocento laboratori di analisi sparsi sul territorio campano. Viaggi della speranza. Spese farmaceutiche che superano il tetto massimo imposto a livello nazionale. Modello finanziario che penalizza di gran lunga il territorio partenopeo: siamo una Regione giovane e dunque meno bisognosa. Sono solo alcuni degli aspetti emersi nell’intervista con il presidente della Commissione Sanità Angelo Giusto. Con lui l’interessante excursus dentro e fuori la sanità. Quella campana che vorrebbe diversa: più a misura di paziente e soprattutto di donna. A lui verità a tutto tondo ‘farcite’ spesso e volentieri da eleganti archi e relative frecce. Sono i richiami alla classe dirigente nazionale e locale che deve migliorare la sanità affinchè si abbatta, tra le altre cose il muro dei ‘ceti’. Una sanità che finalmente garantisca i cittadini, tutti in egual modo. A lui il bilancio e gli obiettivi da centrare in nome di un settore meno ‘spendaccione’, più equilibrato ed efficiente.
“Non partiamo da zero. Nella passata legislatura abbiamo proceduto all’approvazione del Piano sanitario. Si tratta di completare in questa nuova legislatura la relativa programmazione, con il Piano ospedaliero. Dopodichè dal punto di vista strutturale, bisogna razionalizzare le risorse a disposizione, senza costruire tagli e penalizzazioni ulteriori”.

Da sempre attento alla tutela della salute delle donne, ha portato avanti proposte importanti che vedono la Regione in pole.

“Nel percorso di costruzione è stata approvata all’unanimità l’Unità di Senologia che organizza in maniera moderna e su base di equipe un percorso per le donne, colpite dal cancro al seno. Siamo la prima Regione d’Italia ad avere dato l’ok ad un provvedimento di tal genere. Il tutto ricevendo apprezzamenti dal dott. Veronesi e dal sottosegretario alla Salute. Si tratta di organizzare percorsi ‘condivisi’ che vanno dal medico di famiglia, alla visita specialistica immediata, dall’intervento, all’ausilio dello psicologo”. Insomma la donna di Giusto, una donna meno sola. “Il tutto accelera la procedura, si investe in formazione e non si lascia la donna sola. Evitando così il via crucis e i santuari della speranza che approdano poi al Pascale – coordinerà questo processo nei vari stadi – “.
Un’altra misura targata ‘rosa’: la riduzione dei parti cesarei. “Noi abbiamo il primato di interventi chirurgici: su dieci, sei si avvalgono del parto non naturale. E’ un caso di malasanità: la donna non solo non ha la possibilità di mettere alla luce naturalmente il proprio neonato ma è esposta a maggiori rischi. A tal proposito ho concluso le audizioni. Ho trovato d’accordo tutti i gruppi politici, i comitati scientifici interessati a sostenere la mia proposta. Spero prima di Natale di fare un altro regalo alla nostra Regione: si ridarebbe al parto naturale la sua dimensione”.
E’ sempre difficile tracciare un bilancio di un’attività che annovera ben due legislature, ma sicuramente ha chiaro il quadro ‘clinico’ delle cose che vanno e non nel territorio partenopeo. Parliamo dei miglioramenti da apportare per avere una sanità a misura di ‘paziente’.

“E’ sempre difficile parlare del bicchiere mezzo pieno. Certo è che si percepisce da più parti il sovrappeso del debito : 10 mila miliardi di vecchie lire; delle spese della speranza: 100 mila euro che vanno in altri paesi; del peso insopportabile, il 95 per cento che grava sulla riabilitazione: si spendono 500 miliardi di vecchie lire ogni anno che vanno tra l’altro in mano ai privati; delle spese farmaceutiche che in questa Regione raggiungono il 16 – 17 per cento di contro il tetto massimo del 13 per cento. Elementi strutturali che fanno vedere una situazione esplosiva a causa di debiti accumulati. In questo c’è la responsabilità del governo di centrosinistra e di centrodestra per un modello che si finanzia in base alla spesa storica: le classi dirigenti hanno avuto sempre l’ambizione di costruire tutto al di sopra di Roma; in base all’anzianità: in Campania nascono 65 mila bambini ogni anno. Siamo pertanto considerati una Regione giovane e quindi bisognosa di meno fondi. Una decurtazione di 300 – 350 euro per ogni cittadino, ogni anno, che ci porta ad avere circa 500 miliardi in meno di vecchie lire”.
E’ l’on. Giusto ad affilare le lame dei suoi coltelli contro responsabilità dalle quali non è esente nemmeno Palazzo Santa Lucia che potrebbe cominciare a ridurre le spese ‘immorali’: i viaggi della speranza recuperando risorse.
“Continuiamo a consegnare la spesa ad un’altra Regione. Oltre a pagare il personale in loco, siamo costretti a pagarlo anche all’altro Ente”.
Ancora “il cittadino deve essere messo in condizioni di poter scegliere tra la struttura pubblica e privata. Ad oggi non ha la possibilità. Il pubblico ha rinunciato alla riabilitazione (disponendo di 500 miliardi di vecchie lire in meno): è indecente. Non vi è la sana concorrenza che costringe le due strutture a migliorarsi e a recuperare risorse e qualità: si guadagnerebbero 200 – 300 miliardi. Se poi si interviene sulla farmaceutica, nello specifico sulla computerizzazione, prescrizioni solo quando servono, si recuperano altre risorse. E che dire dei laboratori di analisi: 800 in Campania a fronte dei 10 in Emilia”. Risorse in maniera oculata e giusta programmazione: binomi perfetti per ridurre i debiti e avere una sanità tendenzialmente ottimale.

La Sanità nel mirino del centrodestra, specie negli ultimi tempi. Mi riferisco ai fatti che hanno visto coinvolte le Asl del casertano e non solo.

“Non ho la sensazione di una speculazione del Polo. Tutti i provvedimenti sono stati approvati all’unanimità. Pretendo che il dolore dei cittadini non abbia colore politico. Rispetto a questo comandamento, ho ottenuto importanti risultati. E’ evidente che quando le Asl navigano in debiti, quando ci sono liste di attesa interminabili, quando la sanità non funziona, l’opposizione denunci questa situazione. Credo non solo che sia legittimo, ma che sia un dovere. La sanità non è un campo elettorale”.
Da esponente di primo piano, ha in questo inizio di legislatura Bassolino portato avanti un discorso targato ‘rosa’. Dal punto di vista esclusivamente politico e in vista di un appuntamento importante per gli equilibri del Paese e non solo, crede che tutelare maggiormente il gentil sesso sia un valore aggiunto? Mi spiego meglio: si fa un gran parlare di quote rose, lei come la pensa?

“Le donne sono una risorsa del mondo. Sicuramente sono un valore aggiunto. Non credo che però questo problema si risolva con le declamazioni e con le quota rosa. Dobbiamo invece fare uno sforzo maggiore. Credo che sia più corretto che nella lista ci sia alternanza tra uomo e donna. Si otterrebbe così il riequilibrio massimo possibile. Le donne sarebbero più garantite”.
Quote, un ‘contentino’ “che risolve il problema solo a qualche ceto impegnato in politica. Sarebbe più coraggioso invece che le donne si battessero per questo tipo di generalizzazione”.

Da attento conoscitore dei meccanismi politici ed elettorali, a suo avviso perché le donne trovano ancora difficoltà nell’occupare i posti che contano?

“I maschi vedono ridursi il proprio ruolo. Qui è il nodo. Bisogna giocare a carte scoperte: parità dunque nel Parlamento, nel Senato. Altrimenti sarà sempre una corsa impari”.
Con questi presupposti come immagina la società del futuro?

“Amo la vita, non riesco ad essere pessimista. Vorrei che facessimo, come uomini, meno danni al territorio. Vorrei che a dettare le regole del gioco non fossero solo i soldi, il lavoro…”.
Una società che vorremmo tutti, ma tra il dire e il fare… (di Teresa Lombardo)


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