“Santa Paolina non è più la Cenerentola della storia antica”. Così esordisce Isacco Luongo, autore di un libro d’interesse storico che ha venduto in meno di un mese almeno 300 copie in loco, e presto sarà presentato ad una platea più ampia.
Negli anni passati, si tendeva a confondere le origini e le tradizioni di Santa Paolina con quelle di altri luoghi confinanti, e si tendeva a far risalire la storia del paese al XVI secolo dopo Cristo. La scoperta di ieri, 15 luglio, costringerà gli storici e gli esperti, a riscrivere la storia dell’Irpinia, proprio a partire da Santa Paolina.
Ecco i fatti: verso la tarda mattinata di ieri, circa 10 kg di materiale ceramico d’Epoca Protostorica, costellato da elementi di continuità con frammenti d’Epoca Medievale, sono stati consegnati alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Avellino e Salerno, alla cortese attenzione della Dirigente Responsabile, Dott.ssa Maria Fariello. Il materiale proveniente dalle dolci valli del paese, raccolto lungo il Torrente Orsi-Marotta-Picoli di S. Paolina, rivela alcuni frammenti di un’antica fornace che risale ad almeno tremila anni fa. Questa fabbricazione non ascrivibile alla civiltà dei Sanniti, produceva svariati utensili di terracotta, che avevano un raggio di diffusione che “potrebbe essere molto ampio”. Chiaramente tali località furono già oggetto di attenzioni di geologi del calibro di Alfred Von Rittman, e di questo, nonché della “riscoperta” della Via Auria è già stato ampiamente parlato nel libro Compendio Santa Paolina.
Nei locali della Soprintendenza, nel Cuore pulsante dell’Irpinia, le migliori esperte in materia: Dott.ssa Maria Fariello e la Dott.ssa Annamaria Testa, con la collaborazione della restauratrice Rosanna Maraia hanno fatto luce sulla storia antica e preromana di quella civiltà che, trovò confortevole e strategico stabilire il centro della cultura di queste ceramiche da impasto, proprio a valle tra le Gessaie della località collinare che poi divenne, l’odierno paese di Santa Paolina. Così, dai frammenti raccolti lungo il tracciato ipotizzato da Isacco Luongo con il nome di “Via Auria”, elaborato in base a fonti pergamenacee e manoscritti ecclesiastici, affiorano chiare tracce che non sono la semplice frequentazione occasionale, ma si tratterebbe di una “fabbrica” preistorica, ovvero una sorgente stabile che produceva un certo tipo di utensili. Si ignora tuttora la portata di questo percorso, che risulta ancora tutto da definire.
Chiaramente queste notizie, unite alla lettura del Codex Vindobonensis fornita dall’autore di Compendio Santa Paolina, potrebbero portare a conclusioni veramente sorprendenti; e queste attraverso “intuizioni” più libere potrebbero far emergere dal passato un percorso mai considerato da altri autori. Tra i frammenti evidenziati alle esperte del settore, figurano quelle ceramiche “dal cuore nero” che caratterizzano questo tipo di cottura preistorica, e mostrano questa caratteristica interna veramente particolareggiata. In effetti è stato proprio questo caratteristico colore nero all’interno che ha fatto insospettire Isacco Luongo, e gli ha fatto ritenere che erano di fabbricazione protostorica.
Le esperte hanno mostrato particolare attenzione ai reperti, ed hanno isolato una lavorazione denominata “Rusticata”; questo tipo di lavorazione è molto antico, ma risulta anche tra le varie trame ricorrenti; pertanto sarà oggetto di ulteriori verifiche. Altri particolari frammenti, presentano attaccature, orli massicci e si distinguono delle piccole prese di terracotta, con rari casi di orli sottili e appiattiti ad intervalli regolari. Le colorazioni esterne vanno dal giallo ocra al rosso vivo, mentre la granularità risulta in genere massiccia e capita anche di vedere dei sassolini nell’impasto, il tutto è stato posto all’attenzione delle Autorità Competenti, e il resto della marcia degli Irpini come il “veri figli del legislatore di Sparta” è stato riperso nel libro che si occupa anche di altri temi, che vanno ben oltre il confine della storia civica di S. Paolina.
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