S. Michele, tentato omicidio Femina: in cella 33enne di Pagani

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San Michele di Serino – E’ stato arrestato stamane, dopo un anno di indagini, il responsabile del tentato omicidio di Pietro Femina a San Michele di Serino. Si tratta di un 33enne di Pagani. E’ accusato di tentato omicidio aggravato dall’uso delle armi e dalla premeditazione.

I fatti.
Erano le 18,30 del 24 ottobre di un anno fa quando in piazza Vittoria a San Michele di Serino, Pietro Femina, 50enne di Santo Stefano del Sole, fu gambizzato davanti al bar Sport. Nell’occasione l’uomo fu attinto da vari colpi di pistola calibro 7,65 alle gambe e a un braccio.
Da subito parve chiaro ai carabinieri che a sparargli fu un uomo che lo attendeva o che s’intratteneva con lui proprio davanti a quel bar. Emerse infatti chiaramente come la vittima, di professione agricoltore, avesse appena parcheggiato l’auto in piazza Vittoria di San Michele di Serino, quando una persona le si è avvicinata, sparando vari colpi di pistola 7.65 in rapida successione e a distanza ravvicinata, fuggendo poi via a bordo di un’altra autovettura.

Stamane, dopo praticamente un anno di complessa attività d’indagine, i carabinieri della Compagnia di Avellino hanno finalmente messo il punto finale a questa brutta storia di violenza, traendo in arresto il giovane di Pagani in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Avellino, dott. G. Ricciardi, su richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica da parte del Procuratore dott. A. Di Popolo e dal PM titolare del fascicolo, sostituto procuratore dott.ssa C. Annecchini.

Nell’ordinanza si legge come D.P., classe 1979 di Pagani, sia indagato per aver esploso contro Pietro Femina 8 colpi d’arma da fuoco utilizzando una pistola semiautomatica calibro 7,65 (della quale aveva chiaramente una detenzione e porto assolutamente abusivi) ad una distanza ravvicinata, compiendo così degli atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima, specie tenendo conto della micidialità dell’arma usata, del numero di colpi esplosi, della distanza intercorsa e dei molteplici proiettili che attinsero la vittima anche in parti vitali (importanti strutture vascolari dell’arteria femorale).
È stato dimostrato come i primi 3 colpi di pistola furono sparati da appena 2 metri di distanza, quando cioè l’attentatore era posizionato nelle immediate adiacenze dello sportello anteriore destro dell’autovettura su cui viaggiava la vittima, che aveva appena parcheggiato, e da solamente 50 centimetri per i restanti 5 colpi, esplosi direttamente all’interno dell’abitacolo della vettura. Degli 8 colpi esplosi, l’attentatore colpì per ben 7 volte la vittima in varie parti del corpo, cagionandole lesioni multiple ad entrambi gli arti inferiori, al bacino e alla mano destra. Il tutto, come scrive il GIP di Avellino, con l’aggravante della premeditazione. Per ciò che attiene al movente, si può facilmente asserire come le motivazioni del gesto siano assolutamente ascrivibili ad affari di tipo privato intercorrenti tra i due.

Alle prime luci dell’alba odierna, quindi, i carabinieri della Compagnia di Avellino hanno tratto in arresto l’uomo, notificandogli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e accompagnandolo infine alla Casa Circondariale di Salerno, dove dovrà permanere a disposizione dell’autorità giudiziaria avellinese per il prosieguo delle attività d’indagine e per il successivo processo penale.

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