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Sotto l’ordine dei tagli lineari dei commissari regionali l’A.S.L. irpina, tra le più virtuose della regione, ha tagliato decine di milioni di euro di spesa e l’Azienda Ospedaliera Moscati non ha potuto investire in nuove assunzioni aggravando una situazione già difficile all’interno dell’ospedale di Avellino. Adesso però si è passato il limite dell’arroganza e della protervia: non solo i milioni risparmiati dall’A.S.L. (con conseguente riduzione dei diritti dei cittadini, declassati a cittadini di serie B) non sono stati ridistribuiti sul nostro territorio provinciale (come è naturale che sia), bensì usati per mettere una pezza all’enorme voragine dei debiti della sanità napoletana, ma Caldoro, nel concedere deroghe alle assunzioni per le strutture ospedaliere, ha dimenticato il Moscati (la città ospedaliera), che da anni su questo ed altri temi aspetta risposte dalla Regione Campania.
“La situazione non è più sostenibile – conclude Russo -: non vogliamo perdere i diritti alla assistenza sanitaria e non vogliamo vedere smembrata la città ospedaliera ed è inconcepibile che in un paese sedicente civile si aspetti 10-12 ore al pronto soccorso e molti mesi per la prenotazione di un esame o di una visita specialistica. Ad essere minacciata è l’intera Irpinia, senza distinzione, dalla città capoluogo ai comuni più lontani: per questo serve urgentemente una mobilitazione generale di tutta la provincia, con in testa il sindaco di Avellino (e dell’Irpinia), che potrebbe concludersi con un gesto forte: una seduta straordinaria di consiglio comunale, da tenersi o sotto la città ospedaliera, simbolo della crisi che stiamo vivendo, o sotto il palazzo della Regione Campania a Napoli. Ora più che mai è il momento di unire le forze: la salute è un tema che coinvolge tutti ed un colpo di mano dall’alto è intollerabile quanto nocivo”.