
Rotondi – L’attività investigativa dei Carabinieri e della Polizia sugli atti intimidatori nella Valle Caudina continua a dare risultati positivi. Dopo l’arresto di Giuseppe Piccolo, 40enne pregiudicato di Rotondi ritenuto affiliato al Clan Pagnozzi e attualmente in carcere per concorso in tentativo di estorsione continuata ma anche di danneggiamento aggravato, a finire dietro le sbarre della Casa Circondariale di Bellizzi Irpino è Francesco Passariello. 51enne di Cervinara, cugino del Piccolo, già noto alle Forze dell’Ordine per reati contro il patrimonio e dipendente della Comunità Montana del Partenio. L’uomo è stato tratto in arresto a conclusione del blitz che si è avuto nella tarda serata di ieri a Rotondi: deve rispondere di possesso e di detenzione di materiale esplosivo. Come è stato spiegato dal Tenente Colonnello Giovanni Di Blasio del Comando Provinciale dei Carabinieri, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del dirigente della Squadra Mobile Trabunella, del Maggiore Francesco Merone del Nucleo Operativo e Radiomobile dell’Arma e del Capitano Nicola Mirante della Compagnia Carabinieri di Avellino, “…grazie alla segnalazioni non solo delle vittime degli attentati ma anche della popolazione dei comuni caudini, le Forze dell’Ordine sono state facilitate nelle indagini e raggiungere prima il risultato. Il primo importante tassello è stato rappresentato dall’arresto di Giuseppe Piccolo ritenuto la mente e l’esecutore degli atti intimidatori. Oggi con l’arresto del 51enne di Cervinara un altro elemento va ad aggiungersi al ‘puzzle’ e siamo certi che a breve l’attività si concluderà con nuovi ed importanti sviluppi”. Il blitz dunque è l’epilogo positivo di settimane di ‘attenzione’ rivolta alla Valle Caudina con appostamenti, pedinamenti ed intercettazioni ambientali poste in essere, in stretta sinergia da Carabinieri e Polizia. Erano le 23.30 circa quando è stato dato l’ok all’operazione: gli inquirenti, dopo aver circondato un casolare di proprietà del Passariello in Via Cimitero alla periferia di Rotondi, sono entrati in azione. Hanno fatto irruzione all’interno della cascina dove però non hanno trovato il pregiudicato. Hanno dunque eseguito le perquisizioni, come prassi, rinvenendo nel retro di una vecchia cucina e ben occultati all’interno di buste di cellophane veri e propri ordigni, “… di una potenza tale da far saltare una saracinesca e se posizionati bene anche un muro”. Nello specifico una scatola di fuochi pirici anche illegali come il ‘cobra’, due bottigline da aperitivo già confezionate con cento grammi di polvere nera e da sparo, un imbuto, un cucchiaio ed una scatola contenente altro materiale esplosivo. Mentre si procedeva al sequestro degli oggetti, le Forze dell’Ordine si sono messi alla ricerca del Passariello riuscendolo a rintracciare dopo poco mentre girovagava per il paese. Alla vista dei militari non ha opposto resistenza. Ammanettato, è stato accompagnato in Caserma e dopo l’espletamento delle procedure di rito è stato associato alla Casa Circondariale di Bellizzi Irpino: deve rispondere, ricordiamo, delle accuse di possesso e detenzione di materiale esplosivo. Nel corso della conferenza stampa, il Tenente Colonnello Di Blasio non ha escluso, visto i vincoli di parentela con Giuseppe Piccolo, un presunto collegamento del Passariello al Clan Pagnozzi “…e non trascuriamo che tra i suoi precedenti c’è anche l’associazione per delinquere. Non escludiamo inoltre che gli atti intimidatori possano rappresentare un’attività verosimile all’operato del Clan ma su questa pista stiamo ancora investigando. Comunque mi sento di dire che con l’operazione di ieri sera si sta delineando il quadro investigativo sia su come si svolgeva l’attività criminale, sia sui limiti territoriali che sullo spessore dei personaggi”. (di Emiliana Bolino)