
Avellino – La ‘guerra’ aperta tra il Procuratore della Repubblica di Avellino e la Camera Penale Irpina prosegue ininterrottamente a suon di ‘botta e risposta’. Accuse velate in alcuni casi, denunce in altri: insomma riesplode il ‘caso’. Al centro del ‘duello’ le annose problematiche che attanagliano, a dire dei togati, la Giustizia avellinese e che nonostante gli stati di agitazione, le proteste e gli scioperi continuano ad essere la ‘spada di Damocle’ a Piazza D’Armi: “…è li che ti segue, non ti lascia stare, è in bilico sulla tua povera testa che da un momento all’altro puoi veder crollare”. Insomma: continui rinvii di udienze per gestione lenta e burocratica, disorganizzazione degli Uffici, carenza di Magistrati … accuse mosse dalla Camera Penale Irpina alle quali tempestivamente contrattacca il Procuratore Mario Aristide Romano. “Ho letto il comunicato della Camera Penale e sono letteralmente sconcertato per il suo contenuto. La mia prima impressione, potrebbe anche essere sbagliata, è che si voglia conseguire qualche specifico scopo, allo stato a me sconosciuto: un rumore troppo forte per affermazioni prive di qualsiasi veridicità. Cosa posso dire: non conosco personalmente i nuovi componenti del direttivo della Camera Penale, i quali, dopo la loro elezione, non hanno neanche avuto la sensibilità di venire a farsi conoscere (solo ora so che il nuovo presidente è l’avvocato Bizzarro). Devo pensare che, forse, il loro comportamento è un modo per mettersi in mostra, per attirare l’attenzione della gente su di loro. L’essersi rivolti alla stampa, prima ancora che a me, potrebbe essere una conferma di quanto affermo. La Procura della Repubblica di Avellino ha sempre fatto il suo dovere e continuerà a farlo, nell’interesse superiore della giustizia. Un discorso serio e costruttivo non può essere fatto con chi ha voglia di polemica; devono essere i fruitori del nostro lavoro a poter seriamente giudicare l’operato della Procura della Repubblica. Allo stato non ho null’altro da comunicare alla stampa anche perché rifiuto decisamente ogni logica di giustizia ‘spettacolo’ o demagogica. Mi riservo di difendermi nelle sedi istituzionali competenti dinanzi alle quali la delibera della Camera Penale è stata inviata”.