Dopo circa trenta anni, grazie alla sensibilità alla tradizione locale da parte di alcuni giovani del paese, verrà ripristinata la tradizione dell’esposizione della quarantana o quadragesima.
La quarantana era una bambola di pezza raffigurante una vecchia, che sospesa lungo le strade del paese, rappresenta i quaranta giorni di digiuno in preparazione alla Pasqua. Appariva perciò alle prime luci del giorno delle Ceneri e scompariva nel giorno di Sabato Santo, restando esposta per tutta la durata della Quaresima, da qui il suo nome di “Quarantana”. E’ vestita di nero in segno di lutto, con il grembiule e con il fazzoletto in testa, e nelle mani stringe il fuso, che le consente di passare intere giornate a filare la lana, per distrarsi e non rattristirsi troppo pensando al caro congiunto Carnevale passato da poco a miglior vita. All’estremità della bambola è posta una vistosa patata in cui sono conficcate sette penne -sei nere ed una bianca-, che tolte una ad una, ogni Domenica di Quaresima (le nere), segnano l’arrivo della Pasqua, quando viene tolta la penna bianca, simbolo della resurrezione. La resurrezione di Cristo segna la fine delle privazioni, il ritorno alla gioia e la scomparsa della “Quarantana” (da cui deriva il rito propiziatorio). La tradizione attribuisce al rito della nonnina di stoffa un duplice significato: pagano, che la vuole moglie di Carnevale defunto e perciò triste e vestita a lutto; cristiano, a rappresentare la preghiera e la meditazione al dolore di Gesù Cristo.
Sicuramente il ritorno di questa tradizione susciterà ricordi nella mente degli anziani, che rivivranno momenti della loro vita passata, e curiosità nei giovani, che si spera, continuino a riproporla per tenere viva una tradizione locale che altrimenti scomparirà.
(A cura di Angelo Albanese, Armando Rago, Michele Buccio, Savino Addesa e Filomena Albanese.)
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