All’indomani dell’approvazione delle misure relative al riordino delle Province varate dall’attuale Governo, Fulvio Fraternali, presidente dell’Ordine degli Architetti di Avellino, esprime le proprie perplessità in merito.
“Nonostante la Riforma non sembri riguardare il nostro Ordine, vorrei sottolineare alcuni punti di discussione sul riordino delle Province. Nell’architettura, come in tutte le azioni della società, si fa sempre riferimento alla “partecipazione attiva del cittadino” per indicare quel processo che lo faccia diventare punto cardine del cambiamento del territorio in cui egli vive e affinché la trasformazione possa rispondere al meglio alle sue esigenze. L’attuale Governo, con questa riforma, non tiene conto di questo principio fondamentale per poter dare al territorio un assetto che tenga conto delle necessità dei suoi cittadini: in questo caso, al cittadino non vengono fornite né soddisfazioni né garanzie, ma di fatto gli si chiede un apporto economico per raggiungere la tanto agognata parità di bilancio. Inoltre, se è vero che i futuri tagli potranno portare concreti risparmi economici, è altrettanto vero che per usufruire di determinati servizi primari (quali Prefettura, Questura, Inps, Agenzie delle Entrate, ecc…) i cittadini saranno costretti a continui spostamenti ed al consequenziale ulteriore allungamento dei tempi burocratici. Burocrazia che rischia di pesare anche sull’attività professionale degli architetti che, dal nuovo quadro istituzionale che si va delineando, subiranno disagi logistici e organizzativi non indifferenti. A pagare il dazio maggiore saranno soprattutto i giovani professionisti, magari ancora non strutturati, che vedranno lievitare notevolmente i costi della propria attività. Tutto ciò mi sembra un sistema poco democratico, poco sostenibile e, soprattutto, poco orientato a incentivare i giovani. Ancora, nell’ambito dell’architettura e dell’urbanistica, appare evidente come la conoscenza del territorio risulti fondamentale per rispettare la vocazione dello stesso e le esigenze dei cittadini. Le azioni di urbanistica necessitano sempre di una conoscenza accurata e puntuale dello spazio a disposizione: con l’accorpamento delle province di Avellino e Benevento si andrebbero ad unire territori con caratteristiche storico-culturali molto differenti, il che comporterebbe la ricerca di soluzioni che possano rispondere al meglio alle esigenze di un territorio tanto vasto quanto variegato. Per concludere, infine, mi chiedo come sia possibile che la città di Avellino, fino ad oggi capoluogo di una provincia che possiede tutti i requisiti previsti dalla norma, rischi seriamente di perdere la qualifica di Capoluogo. Questo è senza dubbio il risultato della scarsa sensibilità dell’attuale Politica nazionale e di come essa abbia gestito la questione del riordino delle Province. A mio avviso, infatti, il Governo avrebbe dovuto agire non tanto sulle Province ma sulle Regioni, soggetti sicuramente più incidenti e quindi più importanti nella lotta agli sprechi”.
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