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Riordino CM, Solimine: “Marceremo su Napoli contro la nuova legge”

Ariano Irpino – “Il disegno di legge, attraverso il quale la Regione ha avviato il processo di riordino delle Comunità Montane, che dovrebbe concludersi con l’approvazione della legge entro il prossimo 30 settembre, è ispirato al rispetto di principi sbagliati, che noi contestiamo perché individuati senza tenere conto del ruolo che gli Enti montani svolgono sul territorio e giustificati, superficialmente, dalla esigenza di procedere al taglio del costo della politica. Contrasteremo questo orientamento, che è qualcosa più di una semplice proposta, marciando, se necessario, su Napoli per sollecitare il Consiglio regionale ad assumere una decisione coerente e responsabile. Ovviamente, nel caso in cui chi ha la responsabilità dovesse continuare a tenere una diversa impostazione dovrà accettare anche le conseguenze che ne deriveranno. Prendiamo atto della disponibilità manifestata dall’assessore regionale all’agricoltura, Andrea Cozzolino, che ha avvertito la necessità di conoscere le motivazioni addotte dai presidenti delle Comunità Montane e confidiamo nel suo impegno, ma non accetteremo che la montagna, già ripetutamente sacrificata in termini economici e sociali, subisca una ulteriore mortificazione. Contesto i criteri secondo i quali dovranno essere esclusi i comuni oltre ventimila abitanti, seppur montani come nel caso di Ariano Irpino ed accorpati quelli che presentano affinità territoriali a prescindere dalle appartenenze a province e regioni diverse”.
Lo ha dichiarato Giuseppe Solimine, presidente della Comunità Montana dell’Ufita e sindaco di Trevico, al termine dell’incontro organizzato lunedì scorso dall’onorevole Cozzolino presso la sede della Giunta regionale. “Personalmente non sono contrario, in linea di principio, alla idea che gli Enti montani siano sottoposti al riordino, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione degli organi politici – afferma Solimine – ma la vera questione è che riconoscendo forza di legge alle attuali disposizioni contenute nella proposta approvata in Giunta regionale si mutilerebbe il servizio pubblico che le Comunità Montane svolgono sui territori montani e l’ipotizzato accorpamento, sempre per fini di economia di gestione, in realtà creerebbe soltanto disagi economici e logistici ai dipendenti, costretti a trasferirsi da una sede all’altra con la facile previsione di contestazioni infinite. Sarebbe, dunque, una soluzione economicamente apprezzabile? Queste osservazioni furono da me avanzate in occasione della convocazione della consulta per le autonomie, ma Valiante non ha mai dato cenno di riscontro. E fino a questo momento non ha mai manifestato la volontà di incontrare i presidenti per capire se e come intervenire. L’ex assessore Abbamonte aveva avanzato una proposta decisamente migliore, ma è stata sostituita e nessuno ne ha spiegato i motivi. Le Comunità Montane, sostituendosi anche ad altri enti territoriali spesso poco attenti alla montagna – aggiunge il presidente – svolgono il ruolo di presidio del territorio, esaltandone le ricchezze e le potenzialità; pensano alla prevenzione e tutela dell’ambiente contro le aggressioni da parte della natura e dell’uomo (vedi servizio antincendio boschivo); effettuano con successo i servizi di forestazione e manutenzione stradale, tali da renderle incompatibili con l’immagine di inutilità che qualcuno sta promuovendo in questi ultimi mesi, trasformandole in strutture responsabili degli sprechi. Chiedo, al contrario, che si apra una discussione di merito per il rilancio della governance locale e per riconoscere alle Comunità Montane funzioni specifiche intorno alle quali organizzare i servizi pubblici in modo più efficiente e capillare rispetto al lavoro svolto fino a questo punto. Una riforma che andasse nella direzione sbagliata aggraverebbe le condizioni di vita in zone già provate per tanti motivi e noi – conclude Solimine – avvertiamo il dovere di compiere tutte le azioni possibili per evitarlo. C’è unanimità di intenti con i colleghi che guidano gli altri enti montani e, soprattutto, con l’Uncem, che ha fatto sentire la propria voce anche in occasione della riunione con Cozzolino, e speriamo che si riesca ad ottenere un ripensamento complessivo”.

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