Riforma Senato, approvato il ddl Boschi. Sel, Lega, M5S non votano

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Palazzo Madama approva il nuovo Senato dei nominati. C’è l’immunità per i senatori non eletti, salta l’indennità. Cambia la modalità di elezione del presidente della Repubblica e restano le forme di democrazia diretta, con l’aggiunta del referendum propositivo. Il ddl Boschi ottiene il primo via libera con 183 voti a favore e 4 astenuti (dovrà poi avere due approvazioni per Camera e poi sarà presentato ai cittadini con referendum) dopo un burrascoso iter pieno di astiosità. Sedici i ‘dissidenti’ Pd, in 14 non hanno partecipato al voto finale, due gli astenuti. Diciannove, invece, i ‘frondisti’ FI che, secondo i tabulati, non hanno votato ai quali si aggiungono 8 esponenti di Ncd e 2 del gruppo Per l’Italia. Il primo twit è di Matteo Renzi: “Ci vorrà tempo, sarà difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi #italiariparte #lavoltabuona”. Poi il ministro per le riforme Maria Elena Boschi: “E’ il primo segnale importante della voglia di cambiare il Paese ed è la capacità di rispettare gli impegni presi con i cittadini”. Non partecipano in segno di polemica Lega Nord e Sinistra ecologia e libertà. Il Movimento 5 stelle lascia l’Aula dopo l’intervento. Anche i dissidenti Pd non votano. Il relatore Roberto Calderoli decide di astenersi. Si conclude così il primo step del lungo e difficoltoso viaggio della riforma del Senato. Quindici giorni di lotta in Aula: 8mila emendamenti, Napolitano che per motivi di salute non riceve le opposizioni al Colle, le polemiche sulla gestione di Piero Grasso.
“Questa riforma”, commenta il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani, “ha due firme: quella di Matteo Renzi e quella di Silvio Berlusconi. Senza un clima di condivisione e maturità, non saremmo arrivati a questo punto”. Il percorso delle riforme “è ancora lungo e complesso, sarà non senza difficoltà e senza contrasti. Oggi è il primo passo, ma forse il più importante. Avremmo voluto cambiare la forma del governo”, con l’elezione diretta del capo Stato o con l’aumento dei poteri del primo ministro, ha specificato Romani, sottolineando come “la collaborazione non può nascondere le differenze politiche”. Ed in riferimento alle prossime tappe della riforma: “Forza Italia ci sarà. Silvio Berlusconi ci sarà”.
Augusto Minzolini invece esce dall’Aula: “Non voterò e uscirò dall’Aula al momento del voto. Spero che nell’iter della Riforma la sapienza si sostituisca all’insipienza”
“Il nostro sistema pubblico ha bisogno di riforme finalmente realizzate, non solo immaginate”. Così il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda dichiara il voto favorevole del gruppo al ddl di Riforma Costituzionale.
Mostra soddisfazione Gaetano Quagliariello (Ncd): “Oggi è solo un primo passo, si deve considerare il semi-presidenzialismo come punto per mantenere in equilibrio il sistema”.
Lega Nord e Sel non partecipano al voto finale. “Non possiamo essere complici”, dice Gian Marco Centinaio, capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama, “di chi sta affossando questo paese”, ha detto in Aula. I grillini hanno invaso il Transatlantico e una senatrice è scoppiata in lacrime “per la tensione”.

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