I docenti dell’Istituto Tecnico Economico “Amabile” che aderiscono al presente comunicato prendono posizione e manifestano una forte contrarietà rispetto al DL 45/2025, convertito nella Legge 79/2025, che interviene in modo profondo sull’organizzazione degli istituti tecnici. Un provvedimento che, secondo i docenti, presenta diverse criticità, sia nel metodo adottato sia nei contenuti.
Il primo nodo riguarda il progressivo ridimensionamento della formazione generale. La riduzione delle ore, in particolare nelle discipline di base, viene letta come un segnale preoccupante: si rischia di indebolire la preparazione culturale degli studenti proprio mentre il mondo del lavoro richiede competenze sempre più complesse e trasversali. Allo stesso tempo, emerge uno sbilanciamento verso una formazione anticipatamente orientata al lavoro, che rischia di comprimere le opportunità future degli studenti, limitandone l’accesso consapevole all’università e ai percorsi di alta formazione. Non meno rilevanti sono le perplessità legate all’ampia autonomia curricolare affidata alle scuole. Se da un lato la flessibilità può rappresentare un’opportunità, dall’altro — in assenza di un quadro chiaro e condiviso — rischia di generare forti disuguaglianze tra territori e istituti, mettendo in discussione l’uniformità del sistema scolastico nazionale. A destare ulteriore preoccupazione sono i tempi di attuazione: troppo compressi rispetto alle esigenze organizzative delle scuole. Organici non definiti, programmazione didattica incerta e iscrizioni effettuate senza informazioni complete hanno creato un clima di disorientamento tra docenti, studenti e famiglie.
Entrando nel merito, i docenti evidenziano dati significativi:
- 132 ore in meno nell’area di istruzione generale;
- riduzione delle ore di italiano;
- eliminazione delle scienze integrate;
- presenza marginale della geografia, fortemente ridimensionata e limitata al biennio;
- sottrazione di oltre 500 ore alle discipline di base e di indirizzo a favore di quote flessibili.
Queste scelte comportano un ridimensionamento sostanziale di molte materie, con inevitabili ricadute anche sul piano occupazionale. Particolarmente critica è la visione complessiva che emerge dalla riforma: gli istituti tecnici rischiano di essere ridotti a percorsi funzionali all’ingresso rapido nel mondo del lavoro, trascurando il valore di una solida formazione culturale. Una prospettiva che, secondo i docenti, non tiene conto delle esigenze reali delle professioni contemporanee, sempre più legate alla capacità di analisi, adattamento e pensiero critico. Tra gli aspetti più contestati:
- l’introduzione anticipata dei percorsi scuola-lavoro già dal secondo anno;
- la penalizzazione di discipline fondamentali come lingue straniere e geografia nel settore economico;
- il taglio significativo delle scienze sperimentali e delle discipline tecnico-grafiche nel settore tecnologico;
- la riduzione delle materie tecniche, in apparente contraddizione con la valorizzazione delle competenze STEM.
A preoccupare, infine, è l’impatto concreto della riforma già dal prossimo anno scolastico 2026/2027. Il rischio, secondo i docenti, è quello di trovarsi a settembre con un’offerta formativa cambiata in modo sostanziale e non uniforme, con differenze tra scuole e territori che potrebbero compromettere l’equità del sistema. Per queste ragioni, i docenti dell’ITE “Amabile” chiedono con forza al Ministro dell’Istruzione e del Merito il ritiro immediato del provvedimento e l’apertura di un confronto vero con chi ogni giorno vive la scuola. Una riforma calata dall’alto, priva di condivisione e attuata senza le necessarie condizioni organizzative, non può essere accettata. In assenza di risposte concrete, i docenti si riservano di mettere in campo tutte le forme di mobilitazione necessarie per difendere la Scuola Pubblica, la qualità dell’insegnamento e il diritto degli studenti a una formazione completa e dignitosa.
