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che le difficoltà maggiori nel breve periodo sono legate alla carenza dell’offerta impiantistica”. E’ così che il presidente Spagnuolo presenta l’indagine del Cosmari Av1, che prende le mosse dai modelli e dati qualitativi e quantitativi indicati dal piano regionale. Mentre gli obiettivi sono quelli stabiliti dalla normativa regionale e nazionale. Un impegno a “rivederne la congruità e le diverse possibilità per il completamento del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani da sottoporre e valutare con tutte le parti in causa”. Lo studio calcola infatti i fabbisogni impiantistici in relazione alle varie percentuali di raccolta differenziata imposti dalla normativa in vigore: “Comunque venga stimato, questo sistema – spiega Spagnuolo –, così come è, è destinato ad andare in crisi”.
L’analisi dell’offerta di impianti provinciali ‘pubblici’ dedicati al recupero delle frazioni provenienti da raccolta differenziata mostra poi una “dotazione insufficiente: mancano impianti per il compostaggio e per il recupero in senso ampio. Mentre l’assenza di impianti a valle di quelli per il trattamento della frazione residua indifferenziata, insieme alla mancanza di discariche, impedisce la chiusura del ciclo”. Lo scopo del convegno promosso dal Cosmari 1, pertanto, è quello di “contribuire all’individuazione di scenari possibili e sostenibili nella misura in cui gli enti preposti -con l’eventuale contributo dei privati- prima individuino i siti idonei per l’insediamento degli impianti (come la Provincia attraverso il Piano di coordinamento)”, continua Spagnuolo. In tal senso, gli scenari proposti sono quattro: il sistema di smaltimento dei rifiuti previsti dal piano in vigore (differenziata 35 per cento); il sistema di gestione che ricalca quello in vigore ridimensionandolo (differenziata maggiore o uguale al 65 per cento); il sistema di gestione con termovalorizzazione senza produzione di Cdr (differenziata maggiore o uguale al 65 per cento); infine, quello a freddo che sostituisce alla termovalorizzazione un trattamento meccanico biologico (differenziata maggiore o uguale al 65 per cento).
“Intendiamo offrire questo contributo – conclude Spagnuolo – perché l’Ato non sia una scatola vuota, altrimenti si ritroverà a fare i conti con l’emergenza, anche se si supererà il Commissariato”. Una ‘ricetta’ che prevede più confluenze: “Potenziamento del compostaggio; attività di Cdr con buona qualità di fos e sovvalli; selezione spinta; discariche piccole e non inquinanti; la restante parte al termovalorizzatore ed eventuale vendita del termovalorizzabile buono”. Non manca l’incastro con il piano energetico regionale e quello provinciale. Mentre sul progetto Asi Spagnuolo si pronuncia possibilista: “Se c’è un’attività imprenditoriale di garanzia, ben venga il termovalorizzatore per il rifiuto industriale”. (di Antonietta Miceli)