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Rifiuti – Palazzo Caracciolo tra ‘distinguo’ e ‘attacchi’

Avellino – “Un vero e proprio ribaltamento – oggettivo ed innegabile – rispetto a quanto concordato con De Gennaro in questa sede lo scorso 19 gennaio”: ha avuto inizio con un attacco frontale l’intervento della presidente della Provincia Alberta De Simone che non si è accontentata di illustrare al Consiglio la nuova posizione del commissario straordinario sul piano dei rifiuti ma ha avallato la sua posizione ed i cambiamenti registrati con testimonianze scritte e verbali grazie a registrazioni televisive e articoli cartacei. Un lungo excursus che dal 2004 ad oggi ha toccato tutti i punti salienti del romanzo irpino dei rifiuti. Da località Ischia alla zonizzazione, dalla provincializzazione alla differenziata, ogni singolo tassello di un mosaico incompleto ha dimostrato come la Provincia sia stata “istituzionalmente collaborativa e corretta con De Gennaro che aveva fornito garanzie oggi rilevatesi infondate”.
Si… perché oggi l’Irpinia è stata violentemente messa in una “condizione inaccettabile e scandalosa”. “In questo piano – la De Simone ha rincarato la dose – c’è l’ennesima beffa. Diventare l’unica provincia destinata ad ospitare rifiuti tossici è una decisione che non faremo passare. Useremo la lotta istituzionale e le vie legali senza cedere a posizioni estremistiche”.
L’invito a dimostrare “di essere il Parlamentino della Provincia di Avellino facendo lo sforzo di mettere da parte polemiche e divisioni politiche” è stato in parte accolto. Anche se con sensibili sfumature.
La condotta unanime, infatti, ha dovuto necessariamente fare i conti con la divergenza di vedute e con una ricerca affannosa di responsabilità che forse meritava di essere fatta in una diversa sede. L’univocità c’è stata ma anche i ‘correttivi’.
E’ il caso di Generoso Cusano, capogruppo di Forza Italia, convinto che se l’ipotesi del piano di De Gennaro dovesse realizzarsi allora “come sarebbe mai pensabile di poter fare ancora politica su questo territorio provinciale?”.
De Conciliis, capogruppo di An, ha concentrato invece l’attenzione sui casi concreti e non su piani ‘in mente dei’: in questo contesto la realtà tangibile è Savignano Irpino. E la soluzione proposta è quella di “rassegnare le dimissioni globali”. “Tutte le istituzioni degli enti irpini depongano le fasce: allora dovranno ascoltarci per forza”.
Più diplomatico Giuseppe Solimine che, dopo aver sottolineato l’errore di “parlare a bocconi sulla vicenda”, ha chiesto la convocazione di un tavolo istituzionale per evitare quello che ha definito lo ‘stillicidio del popolo’: “Non vogliamo abdicare alle nostre responsabilità ma neanche ai diritti della nostra istituzione. Abbiamo il dovere di rappresentare la popolazione e non di indurla alla battaglia contro lo Stato”.
Andare avanti con la provincializzazione ed evitare il calderone della regionalizzazione: questa, invece, la proposta avanzata dal neo parlamentare Arturo Iannaccone che ha suggerito l’ipotesi di 5 piani provinciali identici e la realizzaione di tutte le strutture necessarie a completare il ciclo integrato. Termovalorizzatori compresi.
Ma l’aula d’improvviso, è diventata incandescente e si sono registrati i primi segni di ‘sdegno’ da parte dei cittadini presenti
con l’intervento dal pubblico di Anselmo La Manna che ha costretto i consiglieri ad interrompere i lavori: “Non riconoscete il vostro fallimento”. Ed è stato solo l’inizio. Dopo aver chiesto le dimissioni della Presidente è stato fatto allontanare dall’aula mentre intimava: “Meno male che tra 8 mesi ve ne andate”.
Un diversivo, come tanti ce ne sono stati finora, che ha surriscaldato le coscienze dei presenti pur avendo avuto breve durata.
Tra il pubblico notata la presenza di molti cittadini e amministratori ad iniziare dai sindaci di Bisaccia, Marcello Arminio, di Vallata, Carmine Casarella, di Lacedonia, Mario Rizzi, di Andretta, Angelantonio Caruso, di Lioni, Rodolfo Salzarulo e del presidente della Comunità Montana Alta Irpinia, Giuseppe Di Milia. Presenti anche molti dirigenti politici tra cui Vanda Grassi, Rosanna Repole, Antonio Di Gregorio etc.
No alla regionalizzazione, ma senz’altro sì alla provincializzaione: Giuseppe De Mita ha dato nuovamente inizio ai lavori puntando l’indice contro il ripetersi di una situazione che l’Irpinia ha già vissuto con Difesa Grande. “Il massimo dell’intelligenza è tornare a 15 anni fa?!… Siamo in questa condizione perché il ciclo dei rifiuti non è chiuso. E per farlo occorre una discarica. Ovunque essa sia l’importante è che si tratti di un impianto provinciale”.
E, come protocollo richiede, è stata la De Simone a chiudere il dibattito partendo da un appello a Iannaccone affinchè sia in Parlamento “la voce di questo Consiglio”. E torna al tema caldo: “La linea della responsabilità è la migliore arma di difesa per il territorio”. Poi, a scanso di equivoci rispetto alle notizie fornite da De Gennaro, ha chiarito: “Mi sono trovata di fronte ad una scelta. Non tra il vero e il falso ma tra il mantenere il segreto del succo dell’incontro con De Gennaro o meno. Io non l’ho fatto. Mantenere un segreto vuol dire rendersene complice. Noi scegliamo sempre la linea del dialogo e non quella dello scontro. Compito della politica è sminuire la tensione, non alimentarla. La mia idea di Stato non è quella con cui ho avuto a che fare negli ultimi tempi. È più alta, più nobile e più decorosa. Ma resta il fatto che mentre noi ci siamo addossati le nostre responsabilità ed abbiamo anche lanciato segnali di solidarietà c’era qualcuno che sotto banco preparava altro”.
Una affermazione spunto di un attacco politico da parte del consigliere Cammino: “Pensa che il presidente della Regione possa essere tagliato fuori da tutto questo?”.
Alla provocazione la risposta del numero uno della Provincia: “Le supposizioni sono legittime ma non sono io che le posso avallare. In forma ufficiale Bassolino non ha mai assunto una posizione del genere. La mia storia, seppur legata ad un partito, è sempre stata di grande autonomia”.
Un dibattito che avrebbe meritato più spazio e più passaggi ma che al di là della dialettica ha offerto davvero pochi spunti pratici. A parte la stesura del documento per la cui realizzazione sembra essere stata necessaria una forte opera di mediazione tra le forze che animano Palazzo Caracciolo.
L’unità, almeno in modo formale, è stata raggiunta. Ma, ci sia consentito dirlo, l’Irpinia non vuole più parole, promesse o effimere unioni. Non cerca più responsabilità che a conti fatti ed in casi estremi come quello attuale servono a ben poco se non a colorire una scena politica già abbastanza frammentata. L’Irpinia vuole solo una soluzione. La merita.
Intanto per lunedì mattina prossimo appuntamento con i parlamentari neo eletti in Irpinia e i consiglieri regionali. Palazzo Caracciolo non demorde: insomma, ad ognuno le proprie responsabilità. (di Manuela Di Pietro)

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