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Rifiuti: dossier Cittadinanzattiva, in Campania la spesa più alta

Avellino – In Italia la gestione dei rifiuti ‘meno funziona e più la si paga’. E’ la Campania (301 euro) la regione dove si trova la spesa media annua più elevata, a Siracusa (407 euro) e Caserta (393 euro) le tariffe più care d’Italia mentre Reggio Calabria (95 euro) è la città meno cara del Belpaese. Nell’ultimo anno aumenti record in 5 città tra cui due della Campania: Salerno (+67,4%) e Benevento (+21,5%). E’ quanto emerge dal ‘Dossier rifiuti’ di Cittadinanzattiva.

E ancora ‘rifiuti a peso d’oro’ a Roma la quinta città più cara d’Italia con 337 euro, preceduta solo da Salerno (356,5 euro), Catania (365 euro), Caserta (393 euro) e Siracusa. In generale, la media annua piùalta si registra in Campania (301 euro), la più bassa in Molise (126 euro).

In Campania, a Caserta la Tarsu arriva sfiorare i 400 euro, più del doppio rispetto ad Avellino (169 euro), ben 110 euro in più rispetto a Napoli, 88 euro in più rispetto a Benevento e 36,5 euro in più rispetto a Salerno.

Tia o Tarsu? A più di dieci anni dal Decreto Ronchi del 1997, ancora nessuno dei cinque capoluoghi campani è passato dalla Tarsu alla Tia. In positivo, i costi sono rimasti invariati a Caserta, Napoli e Avellino.
Produzione e gestione dei rifiuti: secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (presentato nel 2009), nel 2007 in Campania la produzione pro capite di rifiuti urbani è diminuita dell’1,2% rispetto all’anno prima. In negativo, il livello di raccolta differenziata si ferma solo al 14% del totale dei rifiuti prodotti in regione (fonte: ISPRA, 2009), a fronte di una media nazionale pari al 28%.

Caro bollette in Italia: in media, in un anno la nostra famiglia tipo ha sostenuto nel 2008 una spesa di 223 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con Siracusa quale città più cara per le tariffe rifiuti (407 euro) e Reggio Calabria la più economica (95 euro).
Inoltre, da gennaio 2000 a marzo 2010, secondo dati Istat, l’incremento registrato a livello di tariffe rifiuti è stato del 55%.
Il commento di Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva: “In Italia, più della metà dei rifiuti va ancora a finire in discarica, la produzione pro capite di rifiuti urbani è pressocché stabile, mentre ciò che non accenna a diminuire è il carico delle tariffe, specie in quelle aree del Paese, come il Sud, dove il reddito pro capite è più basso. In sostanza, il servizio non migliora mentre i costi sopportati dalle famiglie sono sempre maggiori, e da questo punto di vista il caso della Campania è quanto mai esemplificativo. Quel che emerge dall’analisi è la mancanza di una politica nazionale della gestione dei rifiuti, capace di legare gli elementi di costo ad elementi di qualità del servizio, a tutto vantaggio di chi continua ad operare in assoluta assenza di trasparenza se non proprio nell’illegalità, come peraltro più volte denunciato da Legambiente. Anche nella gestione dei rifiuti, come per l’acqua, la recente riforma dei servizi pubblici locali non può prescindere dall’istituzione di una indipendente Autorità di regolamentazione e controllo, oltre che da un convinto coinvolgimento dei cittadini e delle Associazioni che ne tutelano i diritti, nella valutazione del servizio, come peraltro previsto dal comma 461 dell’articolo 2 della Legge Finanziari 2008 (l. 244/2007)”.

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