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Rifiuti – Della Pia (Prc): “Si alla gestione interamente pubblica”

Avellino – Continua il dibattito sulla società provinciale che andrà, di qui a breve, a prendere in mano le redini della gestione straordinaria dei rifiuti in Irpinia. Sulla vicenda si registra oggi l’intervento di Tony Della Pia, segretario provinciale del Prc, che in una nota spiega come l’unica soluzione per evitare gli errori commessi in passato sia quella di affidare la gestione ad una società interamente pubblica.

“La scandalosa gestione dei rifiuti in Campania e in Irpinia – spiega – ha determinato conseguenze negative, tutte a danno della collettività. L’emergenza è stata alimentata da coscienti scelte politiche, dettate dai poteri forti economico-finanziari e malavitosi, che sui rifiuti hanno costruito veri imperi, contaminando, anche con sostanze tossiche e nocive, interi territori, conservando lo stato di precarietà per imporre alle popolazioni una straordinaria e dannosa quantità d’impianti di smaltimento e determinando nell’immaginario collettivo l’idea che il rifiuto è un problema da risolvere e non una risorsa da valorizzare perché composto di materiali recuperabili, riutilizzabili e riciclabili. E’ necessario attaccare ed abbattere ‘il sistema’, obiettivo raggiungibile solo affidando la gestione di questa risorsa ad una società interamente pubblica; soluzione che consente di verificarne la gestione, scongiurando anche il rischio di rafforzare gli interessi delle organizzazioni camorristiche e di una certa imprenditoria predatrice pronta ad accaparrarsi gli appalti, agevolata dalla complicità di pezzi di classe politica corrotta, pilotata e sostenuta da interessi forti”.

E aggiunge: “Prioritario è che le società operanti nei due bacini provinciali, veri e propri carrozzoni politici, siano sciolte; che la Provincia d’intesa con i Comuni elabori un Piano d’investimenti, recuperando le risorse necessarie anche dalla programmazione europea 2007–2013, su cui costituire il soggetto gestore che dovrà poggiare su solidi punti, a parere nostro irrinunciabili: provincializzazione del ciclo integrato, con l’obiettivo rifiuti zero; totale gestione pubblica del circuito-raccolta, trasporto e gestione degli impianti; concretizzazione di un piano industriale provinciale che ottimizzi le economie di scala e l’efficienza dei servizi; difesa dei livelli occupazionali e stabilizzazione di tutti i dipendenti dei Consorzi; gestione della società da parte di professionisti con provata esperienza e capacità, svincolati da condizionamenti politici, tenuti a rispondere personalmente del raggiungimento degli obiettivi, sottoposti a verifiche costanti e conseguentemente revocabili; rilevante ridimensionamento delle spese inerenti agli amministratori e i consigli d’amministrazione, smantellando le rendite politiche”.

“In questo situazione è fondamentale il ruolo degli Enti locali perché si favorisca l’ottimizzazione della raccolta differenziata porta a porta radicandola in modo capillare sull’intero territorio, con l’applicazione della pratica del compostaggio domestico, la realizzazione d’organizzati eco centri cittadini, l’incentivazione alla cultura del riutilizzo, della riduzione del rifiuto alla fonte, e operando una scelta politica che trasformi l’attuale tassa a tariffa, inserendo l’incentivo economico degli sgravi. Per abbattere i costi ed ottimizzare il servizio i rifiuti vanno trattati nell’ambito del territorio di produzione, tenuto conto del principio di prossimità del trattamento che è la base tecnica della provincializzazione soprattutto per la frazione organica, ma anche per il rifiuto secco. Per quanto riguarda il residuo indifferenziato, il Cdr potrà essere trasformato in un impianto di trattamento meccanico biologico capace di recuperare dal rifiuto urbano residuo (RUR) fino al 90% di materiali destinabili a recupero o riciclo, considerata la capacità di trattamento dell’impianto stesso (115mila tonnellate l’anno) anche con una raccolta al 35%, il C.d.R. opportunamente adeguato soddisferà le esigenze di trattamento del RUR dell’intera provincia, determinando quindi un fabbisogno di discarica irrisorio, circa 20mila/25mila tonnellate l’anno. E’ evidente che in questo contesto la logica delle discariche subirebbe un forte ridimensionamento, e gli inceneritori previsti dal Governo sarebbero completamente inutili per questa Provincia. Sulla base delle suddette riflessioni, condividendo le preoccupazioni esposte anche dalla Cgil, dissentiamo completamente dalle considerazione del vice presidente Giuseppe De Mita, esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per l’incapacità di sintesi che sta dimostrando l’Esecutivo Provinciale, ed annunciamo future iniziative di lotta sul tema in questione, qualora l’amministrazione vorrà continuare ad alimentare le casse di lobby che tanto male hanno fatto alla nostra Provincia”.

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