Napoli – La Commissione Sanità e la Commissione Lavoro del Consiglio Regionale della Campania, in seduta congiunta, hanno approvato oggi la Proposta di Legge “Norme per la stabilizzazione del personale precario del servizio sanitario regionale”. Tale iniziativa legislativa firmata, tra gli altri, dal Presidente Giusto, prende spunto da alcune norme della legge finanziaria dello stato per il 2007, volte a porre rimedio ad un aspetto “patologico” della organizzazione del lavoro nel nostro paese. “La tanto richiesta ‘flessibilità del lavoro’ – afferma Angela Giusto – si è trasformata in assoluta ‘precarietà’. Questo, in altri termini, ha comportato per centinaia di migliaia di giovani lavoratori una sottrazione brutale di futuro. Non si ha alcuna certezza del proprio livello di indipendenza economica, presupposto di ogni reale libertà, e dunque non si è in grado di ‘progettare’ la propria esistenza. Gli esseri umani, per loro natura, hanno bisogno di elaborare un progetto di vita che si sostanzia in scelte fondamentali nell’esistenza di ciascun individuo: un partner con il quale condividere affetti e vita quotidiana, dei figli cui affidare la speranza della continuazione, una casa che possa rispecchiare i gusti, la cultura, gli interessi di cui siamo portatori. Senza la certezza di un reddito, sia pure modesto, niente di tutto ciò può essere fatto. Il Governo nazionale, con l’ultima legge finanziaria, apre una speranza e noi, qui in Campania, abbiamo voluto coglierla per quanto era possibile. Naturalmente non sfugge a nessuno – continua il Presidente Giusto – che la proposta di legge si cala in un contesto difficile, la sanità, per sostenere il quale i cittadini campani sono stati chiamati a pesanti sacrifici. Di fatto questa proposta è necessariamente a costo zero e tutto ciò è possibile in quanto già i lavoratori precari hanno un costo per le aziende. Non vengono dunque richiesti fondi aggiuntivi ma soltanto il loro impiego con modalità più eque e civili. Il testo è rigoroso, e questa è stata una precisa scelta di noi firmatari: non vogliamo che il governo la reputi in contrasto con il piano di rientro che abbiamo firmato, ma soprattutto non vogliamo suscitare speranze economicamente insostenibili”.
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