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“Il piano di riassetto della rete laboratoristica, varato dalla struttura commissariale – spiegano Nappi e Ruggiero – ha definito, quale soglia minima di efficienza a regime per i laboratori generali di base con settori specializzati, un volume di attività pari o superiore a 200mila prestazioni annue. In considerazione, però, dell’attuale configurazione del privato, in provvisorio accreditamento, il Commissariato ha individuato una soglia minima di 70mila prestazioni annue.”
“E’ chiaro – proseguono – che si tratta di una soglia tanto elevata da comportare per molti laboratori accreditati, anche quelli con dotazioni tecniche e di personale di spessore, l’obbligo di consorziarsi a quelli di maggiore consistenza, provocando una serie di conseguenze negative come la dismissione di apparecchiature particolarmente costose e la drastica riduzione del personale. Sono molti – rilevano i consiglieri regionali – i titolari dei laboratori che potrebbero decidere anche di chiudere i battenti con conseguenze amare per i dipendenti.”
Secondo i consiglieri Nappi e Ruggiero, a mettere in discussione il provvedimento varato dal Commissariato alla sanità, c’è anche il recentissimo pronunciamento del Tar della Sicilia che ha ‘bocciato’ l’analogo decreto varato dal locale assessorato regionale.
“Siamo convinti che il Presidente Schiano di Visconti accoglierà la nostra proposta e in tempi rapidi convocherà le associazioni di categoria per sentire dai diretti interessati le ragioni di tantissimi laboratori di analisi convenzionati. Solo in Irpinia – chiudono Nappi e Ruggiero – sono ben 39 di cui 28 a rischio chiusura.”