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Regione – Riforma Gelmini: il Consiglio approva la mozione di Sd

Napoli – Sinistra Democratica ha presentato in Consiglio Regionale una mozione contro la riforma della scuola del Ministro Gelmini.
La mozione è stato sottoscritta da tutti i capigruppo ed è stata votata all’unanimità dal Consiglio Regionale.

La nuova riforma scolastica: tagli e ricadute negative in Campania

Il Consiglio Regionale della Campania

Premesso che:
dal 2007 è iniziato il taglio degli organici del personale docente ed ATA degli istituti scolastici pubblici di ogni ordine e grado, che terminerà nel 2011 con una riduzione complessiva di 109 mila posti nell’arco di un quinquennio;
con il decreto 112/2008 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria) e con il decreto legge n. 137/2008 dal titolo (Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università), meglio noto come “decreto Gelmini” si è operata una sostanziale riforma del sistema scolastico;
tale riforma è stata effettuata anche per consentire una riduzione della spesa per la Pubblica Istruzione di 7,8 miliardi di euro;
la “riduzione” presupponeva un’“organizzazione scolastica” ad hoc che è stata resa concreta con l’articolo 64 del decreto legge 112/08, e con l’articolo 4 del dl 137/08;
con l’articolo 64 del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 la scuola ha subito sostanziali modifiche;
il titolo dell’articolo 64 “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica” a prima vista lascia presagire che l’intento è di apportare le opportune, e tanto attese modifiche, al sistema scolastico che dovevano mirare a migliorare la scuola ed eliminare gli sprechi;
queste motivazioni, addotte da chi queste “modifiche ” le ha volute, pensate e varate, di fatto restano relegate solo a “buone intenzioni” in quanto l’applicazione reale di tali norme non sortisce l’effetto voluto;
se si leggono con attenzione tutti i comma dell’articolo 64, si capisce bene che esso mira ad andare oltre la semplice materia organizzativa. Si va dalla “ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola”, piani di studio e quadri orari compresi, “con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali” (comma 4, punto a), alla “rimodulazione dell’attuale organizzazione didattica della scuola primaria” (punto d) e alla “ridefinizione dell’assetto organizzativo -didattico dei centri di istruzione per gli adulti” (punto f). Per non parlare degli effetti che investono non solo la dimensione organizzativa, ma anche quella didattica, derivanti dal previsto accorpamento delle classi di concorso (comma 4, punto a), dall’incremento di un punto entro l’anno 2011/2012 del rapporto alunni/docente (comma 1), dalla stessa riduzione del 17% del personale ATA nel triennio 2009/2001 (comma 2), e dalla sospensione dell’accesso ai corsi SSIS (Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario);
appare evidente che, pur partendo da ottime motivazioni, l’applicazione di quest’ articolo, ha penalizzato la scuola tagliando 70 mila posti di docenti e 43 mila di ATA, oltre ai 47 mila già soppressi dalla Finanziaria Prodi. Esso ha prodotto una massiccia espulsione di precari, un aumento degli alunni per classe fino a 35, una riduzione delle ore di lezione, un attacco al sostegno all’handicap, la cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni;
l’articolo 4 del dl 137/08, in piena sintonia con la filosofia dei “tagli”, imponendo il ritorno del maestro unico finisce per immiserire l’insegnamento di una scuola tra le più apprezzate al mondo e genera 60.000 nuovi disoccupati;

Considerato che:
in Campania la ricaduta di tali riforme ha provocato un vero e proprio tsunami nella scuola;
Napoli è fra le città costretta a pagare il maggiore tributo di cattedre nell’ambito dei tagli alla scuola;
il nuovo anno scolastico in Campania si è aperto con numeri che indicano tutta la sofferenza: in base ai dati del Ministero dell’Istruzione, in cattedra siedono circa 7.000 docenti in meno, 5.000 solo a Napoli e provincia; 50.000 i minori che non hanno iniziato affatto l’anno scolastico, e più di 2.000 i plessi scolastici che rischiano di essere chiusi;
se a questo si aggiunge che il criterio scelto affinché sopravvivano i plessi scolastici è quello del numero degli alunni, facendo una proiezione sui plessi che hanno un numero inferiore ai 100 alunni in Campania, potrebbero chiudere i battenti il 71,6% delle materne, il 40% delle elementari, il 31% delle medie e il 13,4% delle superiori. In totale ben 2189 plessi saranno chiusi;
in Campania il 61% dei comuni è al di sotto dei 5000 abitanti e esistono oltre alle piccole, anche realtà comunali più popolose con territori sparsi ricchi di frazioni, in cui sono presenti plessi scolastici;
sul versante sociale tutto questo si traduce in un dato allarmante: oltre 4.725 lavoratori, che negli ultimi otto anni hanno sempre avuto l’incarico a tempo determinato, si ritroveranno disoccupati senza, peraltro, che per essi si preveda alcun tipo di ammortizzatore sociale;

Ritenuto che:
la scuola deve garantire a tutti il diritto di accesso allo studio per cui una società civile non può considerare mai uno spreco i soldi che si spendono per la scuola, in quanto esso rappresenta il miglior investimento che una società possa fare;
pur condividendo la necessità di evitare gli sprechi, l’idea di accorpare le scuole, chiudendo quelle che non raggiungono i 500 allievi, significa eliminare oltre 2.000 scuole, penalizzare i piccoli paesi che resterebbero svantaggiati, aumentare i costi per famiglie e Comuni per eventuali trasporti degli allievi in altre sedi e, cosa ben più grave, potrebbe portare a un incremento della dispersione scolastica, fenomeno già abbastanza grave in Campania;
da quanto detto tale riforma, a quanto pare, più che tagliare gli sprechi taglia posti di lavoro e opportunità di sviluppo;

Ricordato che:
il Ministero della Pubblica Istruzione e la Regione Campania, negli ultimi scorci della vecchia legislatura, nelle persone dell’allora Ministro Fioroni e del Presidente Bassolino, hanno sottoscritto a Napoli un accordo per la realizzazione, per il biennio 2008-2010, di interventi finalizzati all’integrazione e al potenziamento dell’offerta di istruzione per l’innalzamento del livello di qualità della scuola in Campania;
detto accordo prevedeva che Regione e governo finanziassero con 20 milioni di euro di fondi europei, e del Ministero della Pubblica Istruzione, la creazione di 760 nuove cattedre;
detto accordo dal Governo, ad oggi, è stato disatteso;

Impegna il Presidente e la Giunta regionale
a esprimere al Governo nazionale la nostra preoccupazione per la situazione campana e riferire sulla ricaduta negativa che la riforma scolastica, di recente approvazione, ha nella nostra Regione;
a chiedere all’attuale Ministro alla Pubblica Istruzione il rispetto del protocollo firmato dalla Regione con l´allora Ministro Fioroni;
a impegnare il governo nazionale a operare un correttivo delle norme che tanto penalizzano la nostra Regione nella prossima finanziaria nazionale, e modificare, in alcuni punti, la cosiddetta “riforma Gelmini”.

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