
Le attività programmate nell’ambito dei settori delegati all’Assessore regionale On. Enzo De Luca trovano continui riscontri. Dopo il varo col voto unanime della Giunta Regionale lo scorso 9 gennaio dei Disegni di legge sugli appalti pubblici e sulla finanza di progetto, stamane l’Assessore Regionale, nella sua qualità di Commissario ad acta nominato dal T.A.R. Campania, ha presentato il Piano Regionale delle Attività Estrattive di cui all’art. 2 della legge regionale del 13.12.1985 n. 54, modificato dall’art. 1 della L.R. 13.04.1995 n. 17. Il P.R.A.E., che vede la luce dopo venti anni dalla legge regionale 54/1985 che lo aveva previsto, ha validità ventennale e può essere aggiornato a cadenza triennale. Tale strumento di programmazione fissa le regole per la ricerca, l’approvvigionamento ed una razionale utilizzazione dei materiali di cava nel rispetto dei principi generali di difesa del territorio, dei vincoli ambientali, nelle sue componenti paesaggistiche, archeologiche, infrastrutturali ed idrogeologiche nell’ambito della pianificazione socio-economica. Il Piano si inserisce in un panorama estrattivo da cui emerge un consumo di materiali di cava in Campania di 15.885.490 tonnellate nell’anno 2003, dopo che la produzione aveva registrato un’impennata nel 1989 con più di 22 milioni di tonnellate, cui è poi seguita una fase di diminuzione fino a raggiungere i livelli attuali. La maggior parte della produzione è assorbita dal calcare con 12.469.496 tonnellate. Detto materiale viene estratto soprattutto nelle province di Caserta, Salerno ed Avellino, mentre le ghiaie trovano giacimenti nelle sole province di Salerno e Napoli. La provincia di Benevento primeggia nella produzione di argilla, mentre la dolomia viene estratta solo nel casertano. Il gesso è invece estratto solo in Irpinia, mentre per l’ignimbrite primeggia la provincia di Napoli. Questi materiali servono per la realizzazione delle opere pubbliche e private ed oggi, in Campania, il trend delle opere pubbliche appare in rialzo. Le previsioni si basano sulla realizzazione del sistema infrastrutturale che per il 2010 prevede investimenti per circa 24 miliardi di euro. Essi potenziano tutto il sistema ferroviario e metropolitano e l’ampliamento e l’adeguamento della rete stradale. Ne consegue un aumento del fabbisogno dei materiali di cava. Da tutto questo si evidenzia l’importanza dello strumento di pianificazione del settore, emanato dall’Assessore De Luca. Il Piano si inquadra in una strategia globale, nella quale l’estrazione mineraria rientra e si concilia nel più vasto quadro della valorizzazione dell’ambiente e del territorio. L’attenzione all’ambiente si concretizza nel divieto ad estrarre in aree vincolate, nella prevenzione e nella lotta all’abusivismo, nel recupero delle cave contestualmente alla coltivazione e una volta abbandonate e nella norma che prevede e favorisce un riutilizzo dei materiali inerti di scavo per ridurre il consumo delle risorse non più rinnovabili. Insomma, la pianificazione introdotta dal P.R.A.E. è stata elaborata ideando nuove prospettive di sviluppo, ma al tempo stesso salvaguardando l’ambiente. È quanto ha rilevato nel suo discorso il Responsabile regionale dei LL.PP., affermando che “L’orientamento strategico seguito delinea uno sviluppo sostenibile, che, anche mediante forme di sostegno per il miglioramento della capacità tecnica ed economica dell’imprenditoria estrattiva, fermenti produzione, lavoro, occupazione e reddito senza porsi in conflitto con le giuste esigenze di rispetto dell’ambiente. Infatti, mentre semplifica le procedure burocratiche per lo sfruttamento delle aree di cava in esercizio, ampliandole persino con il criterio del comparto, e favorisce la coltivazione delle cave di pietre ornamentali per assicurare il recupero dei borghi e dei centri storici e dell’edilizia storico monumentale e per conservare l’identità culturale delle pietre storiche, pone un sistema di garanzie per prevenire il fenomeno dell’abusivismo ed evitare uno sfruttamento indiscriminato, un inutile spreco, una dilapidazione delle risorse non rinnovabili oltre il fabbisogno e le esigenze del mercato, che comporta danni ambientali ricadenti sulla collettività di oggi e di domani. Al tempo stesso prevede forme di incentivazione alla qualità con l’assegnazione di premialità ai soggetti che rispettino scrupolosamente sia il piano di coltivazione che di recupero. È uno strumento normativo che finalmente ha un concreto riferimento ed una puntuale corrispondenza in un corredo cartografico di estremo interesse, che consente una lettura dello stato delle cave in Regione, il raffronto con i vincoli urbanistico-ambientali e territoriali, attraverso una mappa digitalizzata dell’ubicazione dei siti di cava”.