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Ciò che rende ridicola la questione, tuttavia, è che questi stessi compagni poi fingono di sorprendersi quando il risultato del voto non li premia, preferendo ignorare il chiaro messaggio che lanciano gli elettori i quali, piuttosto che sostenere candidati del loro stesso partito confusi in un’accozzaglia di poliedrici politicanti preferiscono annullare la scheda o, peggio ancora, non andare ai seggi. Che senso ha, allora, continuare a dichiararsi “comunisti” se poi tutto ciò che si fa va in direzione nettamente contraria al significato della parola stessa? Ancora più assurdo è notare che all’interno di questi “Partiti Comunisti” i compagni che invece cercano di lavorare in modo serio e concreto per la gente sono sempre in numero esiguo, rappresentano mozioni minoritarie che difficilmente riescono a cambiare qualcosa e vengono costantemente osteggiati dai dirigenti su tutti i livelli: questo rende palese quanto sia radicato sin dalla base il malcostume opportunista, messo in pratica con la compiacenza di tutti quelli che comandano e che ambiscono a posizioni di rilievo non solo nella propria organizzazione ma soprattutto nelle istituzioni. Occorre pertanto ripartire dai concetti fondamentali ed attuarli concretamente, pensando e lavorando da Comunisti in modo da far si che Prc, Pcl e Pcdi siano davvero l’alternativa alla politica che sta caratterizzando questi anni e non una piccola porzione di essa; per far ciò, tuttavia, c’è bisogno di un taglio netto con il passato praticando una rescissione definitiva con il PD e rifiutando qualsiasi accordo in qualsiasi contesto. Presentarsi da soli alle elezioni non significa decidere, porsi in una sorta di settarismo, ma vuol dire comportarsi esattamente da Comunisti nonché fare il primo passo verso l’unità comunista che resta, a mio parere, l’unica soluzione possibile per la sopravvivenza di un’ideologia che rischia seriamente di estinguersi”.