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Rega: “Ci guardiamo meno allo specchio. Biancone? Immenso”

Avellino – È ormai il ‘padrone’ della corsia di destra, il pendolino inesauribile dell’undici di Salvatore Marra: l’esterno Nando Rega continua ad essere un punto fermo della formazione biancoverde. Il numero sette irpino non è preoccupato per le sue condizioni, con l’Hinterreggio vuole essere regolarmente in campo per aiutare la squadra nella prima delle due sfide settimanali. Durante il match vinto ieri a Modica, il tecnico di Pianura l’ha richiamato in panca per preservarlo, nonostante la voglia di giocare. “Siamo meno belli da vedere, più cattivi, più concreti e determinati. Non stiamo concedendo nulla ai nostri avversari, accantonando i preziosismi”. L’esterno è raggiante, ma nonostante tutto non si esalta e non perde la concentrazione, come del resto tutta la squadra. Il calciatore, originario di Palma, che è il più presente nello scacchiere irpino con 23 gettoni inanellati, parla del momento magico delle quattro vittorie di fila: “Ci stiamo rifacendo prepotentemente, ma non possiamo assolutamente fermarci. Siamo riusciti ad ottenere tre successi esterni su campi al limite della praticabilità, giocando con meno fronzoli e tanta sostanza. Gli errori ci hanno insegnato che per portare a casa l’intero bottino non sempre possiamo esprimerci con qualità. Stiamo badando al sodo”. Nemmeno il tempo di gioire che si torna nuovamente in campo mercoledì e poi domenica ancora al ‘Partenio’ contro il Palazzolo: “Siamo carichi, vogliosi di proseguire e ultimare questa rincorsa all’obiettivo minimo che è il quinto posto. In questa stagione non c’era mai capitato di riuscire in una serie di vittorie così. Ora sfruttiamo questo doppio turno interno per recuperare altri punti”. E sulla possibilità di mirare a qualcosa in più dell’ultima posizione utile per gli spareggi, vista anche la forma straordinaria della rosa: “È normale che un occhio sopra lo diamo sempre, ma dobbiamo fare un passo alla volta. Altrimenti rischiamo di cadere nuovamente.”.
Il monito di ‘Bep Beep’ è chiaro: lecito sognare, ma senza fare voli pindarici anche perchè la prima posizione è comunque lontana: “Dopo la sosta inizieremo a tirare le somme, per ora continuiamo a vivere alla giornata e a dimostrare quel valore, mai mostrato pienamente a causa dei tanti infortuni che hanno contrassegnato questa stagione. Siamo fiduciosi, consapevoli che adesso gli avversari iniziano a temerci”. Cosa è scattato dentro di voi, dopo quei sei minuti nefasti contro la Viribus Unitis? “È stata una mazzata tremenda, pensavamo veramente che fosse finita. Invece siamo riusciti a riprenderci e rialzare la testa. Abbiamo travato l’equilibrio e quella tranquillità che prima non c’era. Nell’ultimo mese abbiamo subito solo 2 goal di cui uno su calcio di rigore. Noi la palla dentro l’abbiamo sempre buttata, i nostri problemi erano dietro. Siamo maturati tanto e questo è soprattutto merito del mister che ci fa sentire tutti importanti. Ogni singolo reparto ora è più conscio di cosa può fare”.
Focalizza ulteriormente l’attenzione su questo concetto, ritenuto molto importante: “Adesso, nessuno si sente la maglia cucita addosso, o meglio non esistono inamovibili. Ed il fatto di essere tutti importanti e nello stesso tempo tutti in discussione a mio avviso è un bene”. Infermeria quasi vuota, è tornato Biancone che finalmente sta risultando determinante per voi, due goal nelle ultime quatto sfide e tanto lavoro per il lui, su tutti i palloni alti: “Cristian è un giocatore immenso, non lo scopro io. Ha avuto una carriera di tutto rispetto, fino a qualche settimana fa è stato molto sfortunato e non ha potuto fare la sua parte. Ora però c’è e ci sta dando una grande mano. Ieri è stato determinante, sacrificandosi nell’ultima parte del match e giocando da terzino. È un esempio per tutti noi. Mi auguro che possa tornare presto anche De Angelis a cui faccio il mio in bocca al lupo”. Ed in merito all’apporto del pubblico: “La gente inizia a sostenerci, spero vivamente che il numero di tifosi cresca ancora di più. Giocare in questo stadio pieno sarebbe ancora più bello”. (di Sabino Giannattasio)

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