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Referendum su Savignano: le sferzate di Francesco Maselli

Fra poco più di una settimana un Comune della nostra provincia e della nostra regione – quello di Savignano Irpino – un popolo, una comunità decideranno se passare ad altra provincia e ad altra regione. Un evento, unico caso del Sud e quinto in tutta Italia, che lascia maturare la riflessione dell’ex presidente della Provincia Francesco Maselli in quanto “… sembra non interessare coloro che hanno responsabilità politiche. C’è un silenzio incomprensibile ed ingiustificabile. La Regione, il suo Presidente, gli assessori ed i consiglieri, in primis quelli irpini, sono impegnati su altri fronti per trovare il tempo e l’interesse per un così…. banale evento. La Provincia versa in uno stato di crisi perenne nel quale è in gioco, udite udite, il prestigio e la dignità delle classi dirigenti delle due maggiori forze politiche della maggioranza. L’impegno è tutto proteso a spuntarla sull’altro. E Savignano? Dopo, forse mai, ora maiora premunt! Il referendum di Savignano, questo improvviso prurito che ha preso la popolazione di cambiare provincia e regione è cosa minore rispetto alle faccende nelle quali i nostri sono affaccendati. Meraviglia, a me, l’atteggiamento di indifferenza del mio partito. Primo perché guidato, a livello provinciale, da chi pure aveva rassegnato le dimissioni da coordinatore provinciale per le vicende di Savignano. Meraviglia, poi, perché la Margherita in questi ultimi due anni ha speso molto del suo tempo a discutere sulle comunità, sull’esigenza di ricostituirne il senso, il ruolo, il significato con tutto ciò che ne deriva. E’ stato addirittura svolto un congresso su questi argomenti e poi… è diventato un argomento da esibire retoricamente e da smentire con comportamenti reiterati dei maggiorenti che, su questi concetti, hanno ricevuto la fiducia di molti di noi. Mai fiducia è stata così mal riposta e, certamente, non bastano le protezioni e le sponsorizzazioni dei potenti per accreditare un giudizio diverso da quello maturato tra i più. Ma questo è altro capitolo che riguarda la vita interna del partito. E’ mai possibile che una comunità stia per scegliere un’altra Provincia ed un’altra Regione e nessuno senta un minimo di disagio, un moto dell’anima? Non ha nessun significato lo sradicamento di uomini, donne e bambini da una storia connotata da appartenenze, da legami umani, sociali, politici? Mi ribello all’idea che tutto si riduca ad un aggiustamento di carattere amministrativo, ad una mera ridefinizione di confini. La politica tace ed il suo silenzio è la sua condanna, la sua sconfitta. Non c’è l’accenno di un dibattito, non arriva un segnale, non si apre una riflessione, nulla. C’è indifferenza rispetto ad una comunità da sempre irpina che si allontana da noi, dall’Irpinia, dalla Campania. E’ la nostra impassibilità che allontana una comunità da noi irpini e da noi campani. Se non fosse paradossale, sembrerebbe che il ceto politico dominante di questa provincia e di questa regione gradisca questo allontanamento o, al più, guardi ad esso con distacco, come se non coinvolgesse le sue responsabilità ed i suoi doveri. Nell’uno e nell’altro caso siamo dinanzi a comportamenti gravissimi. Parlamentari nazionali e regionali, rappresentanti delle Istituzioni e delle forze politiche se siete vivi date un colpo. Savignano lo attende da tempo. E’ una comunità che dovremmo sentire anche nostra e che non dovremmo lasciar andar via da noi”.

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