AVELLINO- Tre confronti serrati tra le ragioni del “Si'” e quelle del “No” al Referendum del prossimo 22 e 23 marzo. Tre veri e proprio “round” che hanno trasformato l’aula Rosario Livatino in quella di un match tra i sostenitori dei due schieramenti. Un lavoro non facile quello di moderare per i tre giornalisti (per “Il Mattino” Gianni Colucci, il giornalista Ansa Norberto Vitale e per Irpinia TV Flavio Coppola) chiamati a coordinare i distinti momenti di un lungo pomeriggio di dibattito sulla riforma Nordio. In sala un pubblico diviso tra i sostenitori della riforma e chi si e’ schierato contro la revisione della Costituzione. Un dibattito, quello organizzato dal Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Avellino che non ha deluso le aspettative in termini di “temi” e riservato anche qualche scintilla tra i relatori. Dopo i saluti del presidente Fabio Benigni e il responsabile della Scuola Forense Raffaele Tecce, che tra l’altro ha invitato i relatori ad andare oltre il mero testo della riforma, il dibattito è diventato anche duro. In particolare quello che può essere definito il primo “round”, tra il docente universitario e già magistrato della Corte di Cassazione Bruno Spagna Musso, sostenitore del “No” e Giacomo Rocchi, presidente della I Sezione della Corte di Cassazione. Spagna Musso, che ha aperto il dibattito, ha deciso di partire da un contesto storico per avviare la discussione sulla riforma Nordio, definendo la Riforma Nordio “il primo passo verso una vera e propria torsione dell’assetto costituzionale e dell’equilibrio tra poteri nel nostro ordinamento. Un primo passo, perché non lo dico io, l’hanno detto gli stessi esponenti di quella coalizione governativa promotori della referendum a seguito della legge che non ha raggiunto i due terzi per la revisione costituzionale, che ogni tanto si tradiscono, Nordio è abbastanza ingenuo, oltre che molte volte fuori le righe. Ha detto del Consiglio superiore che è un organismo paramafioso, dovrebbe intervenire il presidente della Repubblica”. Un primo intervento che ha anche sollevato qualche mugugno in sala, soprattutto tra i rappresentanti dei penalisti. La replica di Rocchi non è stata meno tenera. Anzi, già dall’esordio, pur avendolo come lui stesso dirà solo accennato, per rispetto del giudice Livatino a cui e’ dedicata l’aula del confronto, ha salutato ironicamente “tutti gli amici della massoneria deviata e i condannati” presenti, facendo riferimento alla feroce polemica sulle parole del Procuratore Nicola Gratteri, pur senza citarlo. Rocchi ha subito punzecchiato Spagna Musso: “il professore Tecce ha invitato ad andare oltre il testo della Riforma, nel primo intervento il professore Spagna Musso è andato a prescindere dal testo della Riforma, non ha detto una parola sul testo della Riforma” Rocchi, che aderisce al Comitato “Si Riforma” ha spiegato che la sua partecipazione e’ stata determinata e subordinata all’impegno che ” i nostri interventi al contrario sarebbero stati agganciati al testo delle Riforma. La separazione delle carriere, guardate che questa è una riforma epocale, che non riguarda solo magistrati e avvocati, riguarda tutti i cittadini”. Ha aggiunto Rocchi: “Io se fossi un cittadino me lo chiederei perché l’avvocato è favorevole alla Riforma, perche’ l’avvocato e’ chi difende il cittadino”. E che “quando parliamo della separazione delle carriere e’ chiaro che ci colleghiamo al 111 della Costituzione, riformato nel 1999 l’Associazione Nazionale Magistrati era contraria anche all’epoca”. Il giusto processo, come ha ricordato il Presidente della I Sezione Penale della Cassazione:
“Ogni processo si svolge nelcontraddittorio fra le parti in condizioni di parità davanti a un giudice terzo”. Sui temi e sulle questioni tecniche e’ tornato Spagna Musso, per cui:
“Il Consiglio Superiore della Magistratura non è un organo di “alta amministrazione” come ha detto in un’intervista il presidente Rocchi. Tramite lo svuotamento del Consiglio Superiore che si mina l’indipendenza della magistratura. Come si fa? Nel momento in cui si sdoppia e’ chiaro che si toglie potere. In più si toglie al Csm, come delineato nella nostra Costituzione, quel potere disciplinare che è affidato ad un’Alta Corte Disciplinare. Due anomalie: l’Alta Corte Disciplinare, qui veniamo agli argomenti tecnici di cui mi aspetto una risposta e’ contraria alla Costituzione. Sapete perché? La nostra Costituzione vieta la costituzione di giudici speciali. Non ci può essere una Corte che ha solo funzione Disciplinare. Seconda anomalia: non è presieduta, per garanzia massima, dal Presidente della Repubblica. In più, altra cosa molto inesatta del Si’, per cui c’è una grande presenza di magistrati. Non è vero. L’attuale composizione del Csm prevede un terzo, sono sei i componenti della Sezione Disciplinare. Saranno cinque nella nuova composizione. Si passa dal 33 al 44% di composizione “laica”. Nulla è stato detto ancora sui collegi dove è prevista una maggioranza di componenti “laici”. Per il professore Spagna Musso: “togliere la rappresentatività ai magistrati e’ una cosa ignominiosa: sorteggiamo i parlamentari, faccio questa proposta”.
Il presidente Rocchi ha voluto invece ribadire come la riforma abbia un carattere epocale e che “quello che mi colpisce molto e’ che per difendere il potere, l’ Associazione Nazionale Magistrsti, che ha esercitato all’ interno della magistratura con le correnti come lo scandalo Palamara ha dimostrato ampiamente, butta insieme all’acqua sporca il bambino. Perche’ in realtà noi sappiamo che un giudice terzo e imparziale e’ un giudice le cui decisioni saranno accettate dagli imputati e dalla società e che questo è fondamentale per la pace sociale. L’accettazione delle decisioni giudiaziarie e’ un punto fondamentale per la pace sociale. Abbiamo bisogno di approvare questa riforma, per andare avanti verso una giustizia sempre più giusta”. Per Giulio Prosperetti, vicepresidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato “Popolari per il Sì”. La sua argomentazione si è sviluppata lungo una linea coerente: la riforma non come frattura, bensì come sviluppo ordinato di principi già presenti nell’ordinamento.
«Io sono il presidente del Comitato Popolari per il Sì, un comitato che nasce per non lasciare alla destra il monopolio di questa scelta», ha esordito, chiarendo fin da subito la dimensione anche politica del confronto. Il nucleo del suo ragionamento, però, è stato di natura sistematica.
«Questa riforma è proprio in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione che, nel 2001, con la riforma costituzionale approvata all’unanimità, ha introdotto il giusto processo, dove avvocato e pubblico ministero sono alla pari davanti a un giudice terzo e imparziale. La stessa Costituzione prevede, alla settima disposizione transitoria, che l’ordinamento giudiziario debba essere modificato». E ha aggiunto «La Costituzione non prevede che i pubblici ministeri siano magistrati: non è detto da nessuna parte. Era l’ordinamento giudiziario, disciplinato con legge ordinaria, a prevederlo. Oggi, invece, la riforma porta la funzione del pubblico ministero a livello costituzionale. Viene creato un proprio CSM e sono magistrati a tutti gli effetti». Il ruolo del Csm e soprattutto il ruolo non di mero organo amministrativo ma costituzionale e’ quello ribadito dal Consigliere della Corte di Appello di Napoli Marcello De Chiara, sostenitore del No: “«La Costituzione non prevede che i pubblici ministeri siano magistrati: non è detto da nessuna parte. Era l’ordinamento giudiziario, disciplinato con legge ordinaria, a prevederlo. Oggi, invece, la riforma porta la funzione del pubblico ministero a livello costituzionale. Viene creato un proprio CSM e sono magistrati a tutti gli effetti». A chiudere la seria di confronti il dibattito tra l’avvocato Francesco Perone, uno dei referenti del Comitato per il Si dell’Unione Camere Penali e l’avvocato Giorgio Fontana del Comitato per il No..
Referendum, “scintille” in Tribunale: riforma epocale per il Si’, torsione costituzionale per il No
