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Referendum, il penalista Petrillo: votare si per riformare la Giustizia dalle fondamenta

AVELLINO- “Tutti coloro che vivono quotidianamente la giustizia e ritengono che il sistema debba essere riformato dalle fondamenta sostengono il Si”. Per Luigi Petrillo, componente del Direttivo della Camera Penale di Avellino, uno dei relatori questo pomeriggio al dibattito promosso dal Comitato “Si Separa” al Circolo della Stampa: “Questa è una riforma di sistema che attendiamo da anni. Credo, per essere chiari, che l’attendiamo dal 1988, quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale. Allora si sperava che venisse varato anche un nuovo ordinamento giudiziario, ma non fu possibile. Nel 1999 vi è stato un ulteriore intervento sulla nostra Carta costituzionale, che ha introdotto il principio del giusto processo. Questa riforma non è altro che la conseguenza del nuovo Codice di procedura penale e della riforma del giusto processo. Per questo occorre votare sì, in modo convinto, come tutti noi penalisti siamo pronti a fare”. Il confronto aspro per un appuntamento referendario e le ultime polemiche, quelle soprattutto legate alla vicenda Gratteri: “Credo che dal 1974 non si registrasse una campagna referendaria così animata. All’epoca ero molto piccolo, ma lo ricordo ancora. La campagna si sta animando non certo per colpa dei sostenitori del sì. Noi, tra i quali mi onoro di essere, stiamo spiegando le ragioni del sì, illustrando i contenuti della riforma e i suoi obiettivi in modo, credo, abbastanza pacato. Devo dire, però, che sono i sostenitori del no a introdurre nel dibattito temi fantasiosi, oserei dire pretestuosi, e suggestioni molto pericolose. Tra queste, quella propalata ieri sera da un illustre procuratore della Repubblica, che ha accomunato ai sostenitori del sì persone “deviate”, parlando di indagati, imputati, di chi pensa di farla franca, di esponenti della massoneria deviata, e così via. Ritengo che questo non faccia bene al dibattito, che dovrebbe avere come scopo quello di informare l’opinione pubblica, non di suggestionarla”

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