Referendum, Fiordellisi: “Difendere la Costituzione significa difendere la democrazia”

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Si riporta la nota di Franco Fiordellisi, comitato società civile per il No:

Perché diciamo no alla separazione delle carriere. Prendendo spunto dalla decisione della Corte di Cassazione che ha accettato il ricorso dei giuristi del NO sul quesito referendario, nello specifico il quesito deve evidenziare i sette, articoli della Costituzione Italiana che vengono modificati, ovvero gli Art.ii 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110.

La decisione della Corte di Cassazione squarcia il vello sull’arroganza del potere esecutivo, del governo, andando altre ai tecnicismi e i cavilli afferma che i cittadini devono essere coscienti di quanti articoli della Costituzione si modificano.

Quindi è assolutamente necessario comprendere che la proposta di revisione costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti non è una riforma tecnica dell’ordinamento giudiziario. È una modifica che incide sull’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato e, per questo, tocca la carne viva della nostra democrazia.

La Costituzione italiana ha costruito la magistratura come ordine autonomo e indipendente, non per tutelare una categoria, ma per garantire i diritti delle persone e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. L’unità della magistratura, pur nella distinzione delle funzioni, è stata pensata come presidio contro ogni forma di subordinazione del potere giudiziario ad altri poteri.

La separazione rigida delle carriere, accompagnata dalla frammentazione degli organi di autogoverno e dal ricorso al sorteggio, non rafforza l’imparzialità della giurisdizione: la indebolisce. Indebolisce l’autonomia, rompe un equilibrio delicato e apre la strada a un pubblico ministero progressivamente esposto a pressioni esterne, dirette o indirette.

Non siamo di fronte a una riforma condivisa, nata da un confronto alto sul funzionamento della giustizia, ma a una risposta politica a conflitti contingenti. È un errore grave usare la Costituzione come terreno di regolazione dei conti o come strumento di rivincita contro un potere di garanzia. Difendere l’autonomia della magistratura significa difendere il principio secondo cui nessuno è sopra la legge, e significa farlo soprattutto per chi non ha potere, voce o protezione.

Indebolire i contrappesi istituzionali non rende lo Stato più efficiente: lo rende più fragile. Per queste ragioni esprimiamo una contrarietà netta a questa revisione costituzionale.
Non per conservatorismo, ma per fedeltà allo spirito della Costituzione repubblicana, che non separa la giustizia dalla democrazia, né il diritto dalla dignità delle persone. Memori degli errori fatti negli anni scorsi, da passati governi di vario colore e formazione, oggi ribadiamo “La Costituzione non si piega alle contingenze politiche: si difende”.