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Referendum, clima infuocato: i penalisti chiedono l’intervento del presidente Spena

AVELLINO- Un invito ai “Capi degli Uffici giudiziari ad adottare un formale richiamo, anche mediante ordine di servizio, affinché sia ribadito a tutti i magistrati il dovere di evitare in udienza qualunque esternazione o attività che possa essere percepita quale
propaganda politica o referendaria, estranea al processo e incompatibile con la funzione giurisdizionale”. E’ quanto deliberato dal Direttivo della Camera Penale di Avellino, che ha anche invitato a
“sollecitare, per quanto di competenza, una valutazione rigorosa delle condotte
di partecipazione e intervento in manifestazioni organizzate da partiti o movimenti”. Un clima sempre più “incandescente” in vista del Referendum, quello che non risparmia neppure il Tribunale in vista della consultazione elettorale del 22 e 23 marzo prossimi. I componenti del Direttivo della Camera Penale hanno stigmatizzato il fatto che “con l’approssimarsi della consultazione referendaria va diffondendosi nei .palazzi di giustizia italiani l’abusivo ed arbitrario utilizzo da parte di esponenti dell’ANM di spazi al loro interno a fini di propaganda politica, mediante l’esposizione .di tabelloni e cartelli inneggianti le ragioni del NO alla riforma costituzionale”. Una pratica che per i penalisti non avrebbe risparmiato neanche il Tribunale di Avellino: “sono pervenute numerose e convergenti segnalazioni da parte di Colleghi impegnati nelle udienze penali del circondario, secondo le quali in plurime occasioni alcuni magistrati – nel corso delle pubbliche udienze da essi stessi tenute – non avrebbero mancato di rimarcare la propria posizione di ostilità alla riforma costituzionale, trasformando l’aula di giustizia – di norma frequentata anche da imputati – in luogo di esternazione e influenza impropria;che, parallelamente, sulle porte delle stanze di alcuni magistrati del settore penale sono stati apposti dei cartelli e/o volantini riconducibili al comitato nato su
iniziativa dell’ANM “Giusto dire NO””.Una querelle che rischia di alimentare nuove polemiche.

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