AVELLINO- Cinquantacinquenne avellinese assolto “perche’ il fatto non costituisce reato” dall’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche, nello specifico quasi diecimila euro di beneficio del “Reddito di cittadinanza”. Si e’ chiuso cosi’ il processo davanti al Tribunale Collegiale di Avellino. Il pm Giovanni Sodano aveva incocato nei confronti dell’imputato una condanna ad un anno e sei mesi.
L’ACCUSA
Il cinquantacinquenne doveva rispondere del reato specifico previsto per la violazione del Reddito di Cittadinanza, perché averebbe sostanzialmente utilizzato đichiarazioni o documenti falsi o che attestavano cose non vere, oltre ad omettere informazioni dovute per ottenere indebitamente il beneficio del Reddito di cittadinanza. Era stato accertato che era intestatario di partita iva attribuita ad una ditta individuale cessata nel 2021. Sempre questa attivita’, dal giugno 2021 e fino a dicembre aveva emesso fatture per un totale di 196.861,46 euro. ed aveva ricevuto fatture per un totale di €3.369,24″. Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche perché
indebitamente da agosto 2021 fino ad ottobre 2022, per un totale di €9.940,00, conseguiti mediante la presentazione della domanda đi beneficio”. Agli atti del processo la difesa, il penalista Nicola D’Archi, ha prodotto una denuncia sporta dell’imputato, venuto a conoscenza di essere titolare di una partita Iva solo al momento in cui gli erano state avanzate le accuse nei suoi confronti, nella quale chiariva di non aver mai condotto una impresa o avuto rapporti con quella chiamata in causa dall’accusa.
Una denuncia che avrebbe escluso la consapevolezza da parte dell’imputato di una omissione nella dichiarazione per ottenere il beneficio. Entro sessanta giorni il Collegio dovrebbe depistare le motivazioni del verdetto di assoluzione.
Reddito di cittadinanza, accusato di essere un “furbetto”: assolto cinquantenne avellinese
