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“I consumi delle famiglie, che negli ultimi tre anni scendono al sud del 9.3% il doppio del nord, segnano il dato della povertà allargando ancor più la discriminazione territoriale anche nelle difficoltà, costituendo la logica conseguenza della desertificazione industriale che al sud non accenna a diminuire, nemmeno in presenza di occasioni di rilancio come nel caso IRISBUS. La caduta di accumulazione del capitale del Mezzogiorno è determinata dal vero e proprio crollo degli investimenti dell’industria , ridottisi tra il 2007 e il 2012 di quasi il 47%, ed un’ulteriore crollo previsto per l’anno in corso nel Mezzogiorno, che, a fronte di un calo stimato a livello nazionale del -6,7% diminuirebbero al Sud di circa l’11,5%. Appare evidente come senza un rilancio degli investimenti pubblici e della produzione il sud non potrà ne uscire dalla crisi, ne recuperare il ritardo con il resto Paese. Non è più tempo delle analisi che tra l’altro si ripetono sempre uguali e aggravate, è il momento di fare! Come in altre parti del mondo le zone in ritardo vanno trattate con peculiarità e interventi particolari, determinare per il SUD e solo per il SUD una fiscalità differenziata opportunamente modulata a livello territoriale può rappresentare il vero correttivo non solo per attrarre investimenti ma anche per riaccendere la spesa pubblica sugli investimenti anche infrastrutturali. Promuovere le ZES – zone economiche speciali- e le FTL – filiere territoriali logistiche-, accompagnate da iniziative legislative regionali per incentivare l’insediamento e il reinsediamento produttivo di aziende che hanno chiuso o che hanno delocalizzato può segnare il protagonismo della politica nazionale e locale da troppo tempo assente sulle vere esigenze del territorio, distratta da tattiche e personalismi diventati insostenibili”.