
Avellino – Anche l’Irpinia sembra essere interessata dal racket, lo dimostrano i dati raccolti in questi ultimi mesi, secondo i quali la provincia di Avellino è passata dalla zona verde a quella gialla in fatto di rischio criminalità legata alla riscossione delle tangenti sulle attività commerciali. Napoli, Salerno e Caserta rientrano nella fascia rossa, ma l’inserimento di Irpinia e Sannio nella classifica dei rischi rappresenta un elemento comunque molto delicato. Aumentano i casi di racket, ma aumenta anche il numero di denunce alle autorità giudiziarie. La malavita non risparmia proprio nessuno: paga anche chi tiene una bancarella al mercato. “Cogliamo con preoccupazione quanto evidenziato dal rapporto SOS Impresa e sottolineato dalla Filca-Cisl irpina riguardo la diffusione del pizzo e l’illegalità nel cosiddetto ciclo degli appalti. Lo afferma Antonio Scoppettuolo, portavoce provinciale dell’Udc. “Il problema sicurezza ad Avellino e provincia, infatti, non ha più a che fare solo con babygangs e violenza urbana, ma si sta estendendo ai vasti campi dell’impresa e della produzione – aggiunge – tutti sanno che quando commercio e produzione vengono prese di mira dalla malavita è l’intero tessuto sociale a farne le spese: l’economia rallenta, si perdono posti di lavoro e si strozzano sul nascere eventuali investimenti esterni. L’immagine che la nostra regione ed ora anche la nostra provincia consegnano fuori dai confini è quella di una terra che arranca tra camorra, degrado ambientale e povertà crescente. Ovviamente le problematiche irpine non sono paragonabili a quelle metropolitane, ma ciò non deve lasciarci dormienti. Occorre una levata di scudi da parte delle istituzioni e della classe dirigente – conclude – affinché ciò che si sta radicando lentamente possa essere sradicato immediatamente”.