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“Lo scontro, che è particolarmente accentuato oggi – ha spiegato Mancino – va’ accantonato così come le polemiche che spesso mettono uno contro l’altro esponenti dello stesso partito”.
Eloquenti le cifre snocciolate sull’emigrazione sia in relazione al contesto nazionale che a quello provinciale. Trentacinquemila gli irpini emigrati negli ultimi 30 anni. Seimila quelli che sono partiti soltanto negli ultimi 2 anni. Circa 100mila infine gli irpini attualmente all’estero. L’osservazione dei numeri ha offerto a Nicola Mancino l’assist per operare una digressione su occupazione e sviluppo. “Se a trent’anni dal sisma si può affermare che la fase della ricostruzione abbia portato dei risultati, lo stesso non può essere detto in relazione allo sviluppo”. Ma se , secondo Mancino, per ciò che riguarda il passato le responsabilità ricadono equamente sugli errori commessi dal legislatore nell’assegnazione di fondi e degli incentivi per le imprese, da una parte, ma anche sulla classe imprenditoriale, “giunta in Irpinia per speculare sulla grande mole di risorse pervenute, più che per stabilirvisi”, il quadro attuale pare essere diverso. “Quello che oggi manca – ha evidenziato non senza rifilare una stoccata all’attuale maggioranza di governo – è un programma per lo sviluppo e un sistema di infrastrutture che possa agevolare gli insediamenti. La assenza di politiche per la crescita è totale – ha evidenziato – e le attuali misure volte a conservare semplicemente il rigore dei conti pubblici non sono sufficienti”.
Significativo anche il contributo del leader uscente degli industriali irpini, Silvio Sarno. “Troppe volte si è parlato di sviluppo senza comprendere la necessità di scinderne il senso dai troppi localismi- ha dichiarato. E’ necessario invece avere una visione organica di territorio, e mettersi in discussione. Solo in questo modo si trovare una chiave di svolta”.
Partendo dalla constatazione della grande mole di giovani in partenza principalmente verso i paesi nordeuropei in cerca di un’occupazione, il Vescovo irpino, Francesco Marino ha invocato una particolare riflessione sul fenomeno. “La Chiesa – ha evidenziato infine – presta molta attenzione ai tanti giovani che partono per studiare oppure per ottenere all’estero quei lavori qualificati che qui non hanno la possibilità di raggiungere”.