Sono 22 mila 478 le imprese in nero trovate nel 2007 dagli organi ispettivi del Ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail in tutta Italia. Di queste ben 4mila 212 sono in Campania, circa 2.500 in Lombardia, e quasi 2.400 in Sicilia. L’indagine dettagliata è stata fornita da una recente elaborazione dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre che evidenzia la contestuale esistenza di ben 55 mila 864 lavoratori in nero. Altro dato interessante è quello relativo alle irregolarità riscontrate dagli organi ispettivi che hanno portato alla luce un miliardo 254 milioni 502 mila euro di somme accertate a fronte di contributi evasi e relative sanzioni applicate. La media nazionale a carico di ciascuna azienda e’ di 242,4 euro che diventano 786,9 per quelle presenti in Basilicata, 503 per quelle della Campania.
Ma la verità sulle piaghe dell’imprenditoria sommersa, completamente irregolare, emerge ancor più chiaramente quando si analizza l’incidenza delle aziende in nero sul totale di quelle registrate. A ”trionfare’ è anche in questo contesto la Campania dove, alla luce dei risultati ispettivi, 9,2 imprese su 1000 lavorano completamente nell’irregolarità.
“Forse è stata intrapresa la strada giusta – commenta il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi -. L’economia sommersa va contrastata in maniera capillare perchè chi è in nero opera concorrenza sleale nei confronti di chi opera nel rispetto della legge. Nel sommerso è più elevato il rischio di incidenti mortali nei luoghi di lavoro. Ma l’azione ispettiva non basta. Occorre diminuire il livello di tassazione che, oggi, costringe troppe aziende a nascondersi nell’illegalità e nel sommerso”.