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Rapporto Avellino 2010: Economia in “profonda stagnazione”

Avellino – Crolla l’export e si contrae tutto il commercio estero. In affanno il metalmeccanico e il sistema moda. Vertiginoso ricorso alla cassa integrazione guadagni. Si contrae il Pil pro-capite. Alto il numero di aziende che cessano l’attività. Soffre in particolare l’artigianato. Stretta creditizia nei confronti delle imprese. Bassa dotazione infrastrutturale nelle telecomunicazioni e in materia di produzione di energia. Il 2009 in Irpinia è un anno da cancellare.
Il Rapporto Economia 2010, presentato questa mattina dalla Camera di Commercio, probabilmente non ha sorpreso più di tanto una provincia che, a parte le contingenze della crisi, sconta l’aggravio di un deficit strutturale cronico.
Il presidente Costantino Capone ha parlato di “profonda stagnazione” pur prospettando, a cavallo tra il 2012 e il 2013, la tanto agognata svolta. Una ‘sterzata’ che, tuttavia, per la nostra provincia fa registrare un ‘ma’. “Il fardello del gap infrastrutturale – ha incalzato il numero uno dell’ente camerale – non permetterà all’Irpinia di partecipare a pieno titolo al processo di rialzo”. Insomma, c’è davvero poco da stare allegri.

Focus sul Rapporto
La provincia di Avellino ha risentito più di altre aree della regione e del Paese delle avversità congiunturali, scontando la maggiore incidenza nella sua economia della produzione di beni strumentali e delle esportazioni, cioè dei comparti più penalizzati dalla crisi.
Si sono intensificate le tensioni sul mercato del lavoro con una contemporanea flessione degli occupati ed un crescente numero di “lavoratori scoraggiati”. Tali dinamiche sono state accompagnate dalla perdurante espansione delle ore autorizzate dall’INPS per trattamenti di integrazione salariale, sia di tipo ordinario – ossia in presenza di difficoltà di ordine congiunturale – che di tipo straordinario per far fronte alle crisi aziendali.
Anche la demografia imprenditoriale è risultata vittima della situazione di sostanziale stagnazione dell’economia irpina e del peggioramento del clima delle aspettative, facendo registrare una “crescita zero” per effetto dell’elevato numero di imprese che hanno cessato nel 2009 l’attività.
Per quanto concerne le esportazioni di merci, secca è stata la contrazione delle vendite all’estero nell’ultimo anno, pari ad oltre il 20%, proseguendo l’andamento negativo del 2008. In pratica in due anni l’export provinciale ha perso circa il 40% pari a oltre 400 milioni di euro in valore assoluto.
Unica nota positiva sul fronte del commercio estero viene dalle produzioni alimentari che guadagnano ulteriori quote di mercato (+23 milioni di euro e +15%), rappresentando così uno dei principali comparti della provincia in termini di valore esportato.
La recessione delle attività reali è stata accompagnata da una lieve ripresa del credito erogato dagli intermediari a tutti i soggetti economici residenti in provincia, anche se si rileva una diversa tendenza tra gli impieghi alle imprese e quelli destinati alle famiglie. In particolare, prendendo in considerazione i finanziamenti bancari a medio-lungo termine (quelli destinati agli investimenti con scadenza oltre i 12 mesi) emerge che a fronte di un incremento complessivo nel 2009 del 14,7%, si registra una crescita del 4,3% per i mutui alle famiglie per acquisto di abitazioni mentre, di converso, flettono del 9,5% i finanziamenti alle imprese per l’acquisto di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto.
A fronte di questo scenario, accompagnato dal consueto gap costituito da una bassa dotazione infrastrutturale con particolare riferimento alle reti per l’energia e la comunicazione, il sistema economico irpino deve puntare ad una strategia capace di resistere all’attuale congiuntura e di ripartire agganciando così la ripresa di cui si cominciano ad avvertire i primi deboli segnali.

Le proposte del presidente Capone
“Per sfidare la crisi, le imprese devono soprattutto puntare sull’eccellenza, insistendo sulla creazione di nuove nicchie di mercato dove non è tanto il prezzo più basso a vincere, ma è soprattutto la qualità combinata al rispetto dell’ambiente e delle risorse, differenziando l’offerta produttiva, investendo in innovazione, qualità, design, in gusto.
Le aziende irpine devono affrontare, pertanto, un complesso processo di riorganizzazione effettuando investimenti in innovazione a favore di una maggiore efficienza produttiva.
Altro passaggio obbligato per uscire dalla crisi è il rafforzamento dell’esposizione all’estero, attraverso la ricerca di nuovi mercati di sbocco che, pur presentando maggiori costi essendo geograficamente più lontani, hanno un economia in forte espansione e quindi rappresentano delle aree target per i nostri prodotti di qualità.
Fronteggiare la concorrenza locale e soprattutto internazionale significa dunque puntare sui fattori distintivi del sistema “Irpinia” e della sua immagine: la qualità, l’innovazione e lo sviluppo dei prodotti deve continuare ad essere la principale strategia dell’apparato produttivo locale anche nel 2010, accompagnata da una politica di contenimento dei prezzi.
Con una maggiore efficienza e produttività si può quindi vendere made in Italy a prezzi più contenuti: un modello efficace di ‘qualità sostenibile’ da consolidare e promuovere”.

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