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Quindici – Undici anni dopo: la ferita della frana e di chi non c’è

5 maggio 1998-5 maggio 2009. Sono trascorsi 11 anni dalla sciagura di Quindici eppure l’angosciante ricordo di chi ha toccato con mano la tragedia è vivo più che mai. Bracigliano, Siano, Sarno e Quindici o Comuni devastati dalla forza della natura: 160 i morti accertati sotto fango e detriti, centinaia di case spazzate via dalla furia della terra, dispersi, sfollati, e danni ancora da conteggiare. Undici anni e a Quindici, come in altre realtà del salernitana, si attende la rinascita. Pizzo d’Alvano, la montagna che domina e condiziona da sempre la vita a Quindici, ormai è come un nemico buono. Chi ha vissuto quella notte sa bene che il fango non è una massa fluida, morbida. Lo è finché non raggiunge la propria preda, poi si raggruma fino a formare un blocco duro, spesso come cemento, impossibile da smuovere senza l’intervento delle ruspe. Alle soglie della parte alta di Quindici, ancora oggi è vivida la memoria della barriera di fango, detriti, pezzi di autovetture, suppellettili, mobili, cornicioni di case, e altri oggetti inidentificabili, che da monte aveva invaso il centro abitato. Ma proprio questa barriera ha salvato Quindici. Ha impedito alla massa di fango di proseguire la sua corsa più a valle e aggredire anche la parte bassa del paese. Ma è stata anche la condanna a morte per quanti erano rimasti bloccati nella parte alta. La prima vittima della frana killer fu Marilena Casu, 34 anni, originaria di Sassari. La donna lavorava come agente di polizia in servizio presso il commissariato di Somma Vesuviana, ma aveva scelto di vivere a Quindici, luogo di nascita del marito, anche lui agente, in servizio a Nola. Marito e moglie erano insieme a casa quando la valanga di fango ha distrutto il loro nido. Dalla farmacia del paese riemersero i corpi di due donne: Olga Santaniello, un personaggio di primo piano nel paese già Sindaco per tre anni, dall’86 all’89 ed Esterina Mercolino. Il terzo cadavere venne fuori dalla tabaccheria della piazza: Tullio Avello, 26 anni, figlio del proprietario del negozio. Ma il paese si inerpica ancora più in alto. E’ la parte più vicina alla montagna la più colpita dalla sua valanga di fango e detriti. Lungo la striscia di fango si incontrano innanzitutto i resti della chiesa dell’Immacolata. Non solo è crollata, ma è stata trascinata cinquanta metri più in basso dalla furia della valanga. Oltre la chiesa c’è una contrada, Casa Manzi, venti case, completamente spazzate via e travolte da una massa liquida che in alcuni punti raggiunge anche i tre metri d’altezza. Delle cento persone che le abitavano una buona parte è riuscita a salvarsi. Ma a distanza di undici anni, ancora 40 famiglie attendono una casa. Attendono ancora di poter voltare pagina per mettere la parola fine ad un capitolo di vita troppo triste e doloroso.
Questa mattina il sindaco Liberato Santaniello sarà ricevuto dai tecnici della Regione Campania per mettere in nero su bianco gli interventi di riqualificazione da portare avanti.

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