QUINDICI- “Cittadini di Quindici e Moschiano che qui testimoniate all’Arma amicizia e affetto, sappiate che i Vostri Carabinieri sono uomini e donne che hanno scelto di dedicare la propria vita al servizio del prossimo, per difendere la libertà e garantire la sicurezza, per combattere ogni sopruso e prepotenza, in special modo se derivanti dalla soverchieria della camorra”. E’ con queste parole che il comandante provinciale dei Carabinieri di Avellino, il colonnello Angelo Zito, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione e intitolazione della nuova Stazione dei Carabinieri di Quindici, ha voluto ribadire alla comunità l’impegno dell’Arma, oggi rappresentato anche materialmente da un presidio atteso per più di quaranta anni. Un traguardo ma anche un impegno, quello che il comandante provinciale dei Carabinieri ha voluto ricordare ai suoi militari, a partire dalla Stazione guidata dal luogotenente Giovanni De Cicco. “A Voi miei cari Carabinieri, desidero ora esprimere la mia viva riconoscenza per il Vostro servizio, quotidiano e silenzioso, fatto di dedizione alle Comunità.Comunità per le quali – non dimenticatelo mai! – siete l’uniforme amica. Comunità dalle quali ricevete la più ambita delle gratificazioni: fiducia e affetto”. La sede dell’Arma a Quindici nel nome di “Oggi, siamo qui per commemorare un carabiniere irpino, la cui storia, quella della sua vita e della sua famiglia, grazie al suo coraggio e al suo senso del dovere s’intreccia con il destino nazionale. L’Appuntato Emilio Ammaturo nasce a Contrada, figlio di contadini e contadino a sua volta, prima di arruolarsi nell’Arma e, dopo alcuni anni, essere assegnato alla Stazione Carabinieri Napoli Porto. In quel 1943, l’Italia era in balia degli eventi: l’8 settembre, avuta notizia dell’armistizio, i tedeschi avviarono violente rappresaglie contro quei militari italiani che, pur in assenza di direttive, diedero luogo a una strenua resistenza. Tra questi, si distinsero proprio i Carabinieri della Stazione Napoli Porto, impegnati dapprima nella difesa della caserma “Pastrengo” e, dall’11 settembre, del “Palazzo dei Telefoni”, obiettivo militare strategico per le comunicazioni.
Sono giorni difficili: le truppe tedesche in ritirata fanno razzia di alimenti e distruggono tutto quanto possa tornare utile agli alleati dopo lo sbarco, dalle linee ferroviarie ai sistemi postali e radiofonici, dalle caserme ai siti industriali. Si combatte e si muore.Le truppe naziste prevalgono e il 12 settembre, dopo aver assediato la Stazione Napoli Porto, dichiarano i Carabinieri “prigionieri di guerra” e li conducono a piedi, con altri prigionieri, fino a Fertilia, l’odierna Teverola, nell’agro aversano.E qui, la mattina del 13 settembre, insieme a due civili, i 14 Carabinieri vengono fatti disporre su due file e vilmente giustiziati a colpi di mitragliatrice.I loro documenti saranno bruciati, mentre i tedeschi ordineranno ad alcuni civili di scavare una fossa per seppellirne i corpi. Barbarie della guerra che calpesta ogni principio morale e le fondamenta giuridiche della civiltà!
Fu quella che alcuni studiosi hanno ritenuto tra le prime autentiche azioni della resistenza italiana.Emilio aveva 41 anni e, all’epoca dei fatti, viveva a Napoli con la moglie Maria e i figli Antonio e Ida, rispettivamente di 5 e 2 anni. Oggi Antonio e Ida non ci sono più, ma sono presenti Giorgia (la madrina della cerimonia) e la famiglia di Emilio, entrambi figli di Ida Ammaturo, entrambi orgogliosi del loro nonno eroe, nonno Emilio. A loro, rivolgo un affettuosissimo abbraccio”. Il comandante provinciale dell’Arma ha ricordato come la memoria dell’appuntato Ammaturo: costituisce per tutti una preziosa eredità e ci sollecita a proseguire sulla via del dovere che ispira l’agire quotidiano fatto di piccoli gesti in vista di un grande risultato: la tutela della legalità”.
LE PRESENZE ISTITUZIONALI
Alla cerimonia erano presenti il comandante interregionale Carabinieri Ogaden il generale di corpo d’armata Nicola Massimo Masciulli che ha presieduto la stessa, il comandante della Legione Carabinieri Campania, il generale di Divisione Francesco Gargaro, il prefetto di Avellino Rossana Riflesso, il vescovo di Nola Francesco Marino, i familiari dell’appuntato Emilio Ammaturo, la Commissione prefettizia alla guida del Comune di Quindici, con l’intervento del viceprefetto Sabrina D’Angeli, presente insieme alla commissaria Alessandra Pascarella,il presidente del Tribunale di Avellino Francesca Spena, il pm Cecilia Annecchini e il viceprocuratore onorario Carmela Angiuoli in rappresentanza della Procura di Avellino, il questore di Avellino Pasquale Picone, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Leonardo Erre, il presidente della Provincia di Avellino Rizieri Rino Buonopane, i sindaci del Vallo di Lauro e le rappresentanze delle scuole. Aerre
Quindici, il colonnello Zito: i vostri Carabinieri combatteranno ogni sopruso, soprattutto della camorra
