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“Egregio Direttore
da amministratore comunale sento la necessità, a valle di indicazioni emerse dal dibattito sugli organi di stampa, di condividere con Lei ed i suoi lettori una serie di riflessioni riguardo in generale la “questione urbanistica”, con l’obiettivo di eliminare da tale dibattito elementi estranei ai veri problemi della Città. Per questo focalizzo la questione su i seguenti tre punti fondamentali.
1) La giustizia distributiva ed il pubblico interesse
Come è noto agli addetti ai lavori la normativa urbanistica Regionale ha di recente introdotto il concetto di perequazione all’interno degli strumenti di supporto al Governo del Territorio. Nella corrente tecnica urbanistica si intende per “perequazione” un sistema normativo finalizzato al raggiungimento di due precisi effetti complementari: la giustizia distributiva nei confronti dei proprietari dei suoli a vocazione urbana e la costituzione, senza espropri ed oneri per l’amministrazione, di un patrimonio di aree pubbliche a servizio della città.
2) La pianificazione di settore e le scelte non perequative
I Piani di Settore, patrimonio recente della tecnica Urbanistica Italiana, testimoniano la necessità di accompagnare le scelte Urbanistiche (essenzialmente basate su di un criterio multidisciplinare) con indagini analitiche e provvedimenti settoriali specialistici. In tale Logica di Settore le scelte, che hanno conseguentemente una ricaduta urbanistica, spesso assumono apparentemente un connotato non perequativo. Facciamo un esempio calato su di un aspetto di attualità. Se dallo studio di settore legato alla Mobilità emerge un divario tra la Domanda di sosta e la sua concreta Offerta (disponibilità degli spazi) per una particolare area o zona della Città, il conseguente Piano di Settore indica specifiche scelte con l’obiettivo comune dell’uso ottimale di un bene limitato (spazio pubblico). Evidentemente in tali scelte se si perde di vista l’obiettivo finale (il pubblico interesse) a vantaggio esclusivo, invece, dei pur legittimi interessi individuali è difficile rintracciare il citato concetto di giustizia distributiva. Come si risolve questa apparente contraddizione?
3) La pianificazione secondo la nuova Legge Regionale (L.R. num. 16/2004)
Uno degli aspetti innovativi della citata Legge Regionale sul Governo del Territorio è fondamentalmente quello legato alla riorganizzazione logica del processo formativo degli strumenti Urbanistici. La formazione dello strumento di governo del Territorio delle Amministrazioni Comunali viene, infatti, rinnovato con l’introduzione del Piano Urbanistico Comunale. Tale Piano assume fondamentalmente una connotazione strutturale (in analogia ad altre nuove Leggi Regionali), che ha il ruolo di individuare le cosiddette “linee fondamentali della trasformazione a lungo termine” legate al concetto di “interesse pubblico”. Per la prima volta nella Legge Urbanistica Regionale della Campania viene esplicitamente indicato il concetto di “minimo consumo di suolo” e, da non sottovalutare, individuate “le competenze dei diversi livelli istituzionali, favorendone la cooperazione secondo il principio di sussidiarietà”. Sullo schema strutturale avviene la “verifica di compatibilità con gli strumenti di pianificazione territoriale sovraordinati e di conformità con la normativa statale e regionale vigente” a cura dell’Ente Provincia.
Alla riorganizzazione del processo formativo sottende una speculare riorganizzazione della struttura Comunale candidata a guidare il nuovo processo di Governo del Territorio. Tale necessità è ancora più evidente se si considera l’apparente contraddizione di cui si è parlato precedentemente, ovvero tra obiettivi di giustizia distributiva e pubblico interesse con le scelte di settore. Su questi temi è necessario confrontarci in qualità di Cittadini, Associazioni culturali, Partiti Politici, Imprenditori, Sindacati, Tecnici e Pubblici Amministratori al fine di giungere ad un clima di costruttivo e sereno dibattito sui contenuti, i reali bisogni e le azioni di Governo. Da questo confronto potranno nascere le premesse per eliminare dal dibattito culturale sulla Città, dopo dieci anni dalla ormai dimenticata Conferenza Urbanistica del giugno 1996, “connotazioni” che non rispecchiano le reali esigenze dei cittadini e che trovano ormai radicamento solo in un passato remoto che è necessario definitivamente archiviare.
ing. Mario Perrotta – assessore all’Urbanistica – Comune di Avellino