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Quelli di sempre, Dello Russo: “Quest’anno mix perfetto”

Da “Il Biancoverde” n. 27 del 14 marzo 2014

Nella vita fa il trasportatore. Abita a Saviano, in provincia di Napoli, ma il suo cuore è biancoverde. Tifa Avellino dalla nascita. Suo padre, mercoglianese d’origine, gli ha trasmesso la passione incondizionata per il lupo e Pasquale Dello Russo, oggi 40enne, l’ha coltivata nel tempo, considerandola l’unica fede calcistica della sua esistenza: “Nel mio cuore c’è solo una squadra: l’Avellino. Il mio è un amore ‘embrionale’. E’ una squadra alla quale sono legato da sempre – afferma il nostro amico -. Siamo rinati dalle ceneri del fallimento della Vecchia Unione Sportiva ed era minima, se non vana, per noi tifosi, la speranza di poter tornare, un giorno, nel calcio di prestigio.
L’Avellino ha disputato un girone di andata strepitoso, ogni oltre aspettativa. La squadra ha dimostrato gran carattere e personalità, sin dalla prima giornata di campionato. Eravamo stati abituati ai consueti 15 punti nelle prime venti giornate – sottolinea Pasquale – ed invece, è arrivata la sorpresa. Ed in soli pochi anni. L’ascesa dalla D alla cadetteria è stata spedita, celere. Dopo i ripescaggi e la promozione sul campo dello scorso anno, l’Avellino ha, evidentemente, preso consapevolezza dei propri mezzi. E dei propri limiti, come è giusto che sia.
E’ un gruppo di battaglieri, guerrieri, che scendono in campo giocando le gare a viso aperto e con il coltello tra i denti. Ed è questo, senza dubbio, che delinea la mentalità vincente della squadra di Rastelli. E l’attuale posizione in classifica, anche se la salvezza matematica non l’abbiamo ancora in tasca, la dice lunga”.
Sognare non costa nulla e chi ‘s’accontenta gode’ dice un vecchio proverbio: “Con questa squadra è impossibile non sognare. Esprime un calcio ad alti livelli e mostra grande sinergia sul rettangolo di gioco. Certo – precisa – l’obiettivo primario è raggiungere i famosi 50 punti, poi penseremo ai play off che, personalmente, intravedo nitidamente nel futuro dell’Avellino. Per quest’anno, tuttavia, ripeto, l’importante è mantenere la categoria”.
Un 2014 avaro di risultati. Una sola vittoria in casa dell’Empoli ma i lupi non sono in crisi di identità, né di gioco: “L’Avellino ha la fortuna di avere una tifoseria matura. I biancoverdi sono stati a lungo a secco di vittorie ma i tre punti conquistati al “Castellani” hanno interrotto la maledizione. Per il resto, le carte sono in regola. A mio avviso, in qualche gara, anche Rastelli ci ha messo il suo. E mi riferisco soprattutto alla gara con il Pescara quando, a pochi minuti dalla fine, ha sostituito Castaldo con Soncin. Al suo posto mi sarei coperto con un difensore per mantenere il risultato, o con un centrocampista. E poi perché fa scaldare Biancolino se poi non lo fa entrare? – polemizza Pasquale -. Tuttavia devo riconoscere che il mister è un gran motivatore e un grande uomo-spogliatoio. Ci sta facendo divertire ed è a lui che dobbiamo il raggiungimento degli ultimi emozionanti traguardi”.
Se il nostro amico è scaramantico? “No, a dire il vero. Seguo solo il rito di abbandonare lo stadio all’85’ quando l’Avellino è sullo 0 a 0, oltre a recarmi al campo con una sciarpa al collo e due ai polsi. Conservo questa abitudine dal famoso gol di Rivaldo contro il Foggia. Quando avevo, ormai raggiunto il parcheggio – racconta – il boato del “Partenio” annullò ogni distanza. Scoppiai in lacrime e raggiunsi nuovamente i miei amici per festeggiare la Serie B”.
Sull’arma vincente dell’Avellino conclude: “Il mix tra pubblico, squadra e società si sta rivelando vincente. Erano anni che questi tre ingredienti non si fondevano. L’intera squadra continua a stupirci giocando con cuore e determinazione, gara dopo gara. Calciatori come Angelo D’Angelo, che perdoniamo perché salernitano, giocano per la maglia e con l’animo di un leone”.(di Anna Vecchione)

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