Riceviamo e pubblichiamo la nota di Rinascita Eclanese:
“Nel 2020 il Comune di Mirabella Eclano affida a una ditta esterna la riqualificazione della pubblica illuminazione.
Il contratto è chiaro: entro ottobre 2021 i lavori dovevano essere completati e le utenze elettriche volturate al concessionario.
Da quel momento in poi, le bollette della pubblica illuminazione le avrebbe pagate la ditta in cambio di un canone fisso. Non più il comune. Non più i cittadini. Semplice, no? Almeno sulla carta.
Infatti, la realtà ha preso una strada diversa:
• i lavori vanno a rilento: la ditta se la prende comoda, comodissima. Finirà solo a marzo 2023. Con un ritardo imperdonabile di un anno e mezzo;
• le utenze restano al Comune: le volture non vengono fatte nei tempi previsti;
• il Comune continua a pagare: mentre i faldoni prendono polvere, gli uffici comunali continuano a pagare bollette della luce che, per contratto, non avrebbero più dovuto pagare.
Parliamo del biennio 2021-2022, gli anni peggiori della crisi energetica, quando il costo dell’elettricità è esploso. Mentre famiglie e imprese facevano i conti con rincari senza precedenti, il Comune continuava a pagare utenze che, secondo il contratto, non avrebbe più dovuto sostenere.
Niente diffide. Niente penali. Niente richiami.
Il concessionario poteva dormire sonni tranquilli. Il conto della crisi energetica lo pagavano gli eclanesi.
La domanda è semplice: perché? Perché nessuno ha applicato le penali? Perché nessuno ha difeso le casse comunali?
Poi, a giugno del 2025, arriva il colpo di genio. Il Sindaco si presenta in Consiglio Comunale per giustificare il disavanzo di bilancio e dichiara, testuale: “La maggior parte dei debiti deriva dall’incremento dei costi energetici, ben noti e documentabili”. Vero. I rincari energetici erano ben noti. Meno noto è che quelle bollette, secondo il contratto, non avrebbero dovuto pagarle i cittadini eclanesi. Avrebbe dovuto pagarle il concessionario. E invece le ha pagate il Comune. Cioè i cittadini eclanesi. Se l’Amministrazione avesse fatto rispettare gli obblighi contrattuali, oggi potremmo parlare di circa 350.000 euro rimasti nelle casse comunali. Parliamo di circa perché il Comune continua a fornire dati incompleti e frammentari, nonostante i nostri accessi agli atti e i richiami del Difensore Civico. E questa è solo una delle vicende emerse dalle carte sulla pubblica illuminazione (di quella dei 70.000 euro persi a Pianopantano, d’altronde, vi abbiamo già raccontato nei mesi scorsi).
Siamo davanti a una classe dirigente bravissima quando c’è da farsi un selfie di rappresentanza o da tagliare un nastro, ma colpevolmente assente quando c’è da prendere in mano le carte e amministrare davvero.
Abbiamo rincorso i loro silenzi per mesi. Abbiamo vinto i ricorsi. E ora che le carte stanno uscendo, continueremo a fare luce.
Anche dove qualcuno preferirebbe il buio pesto”.
