Provincia/2 – Il dibattito sulla crisi e sul nuovo esecutivo

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Provincia – Crisi chiusa? Qualcuno, a torto o a ragione, non la pensa così. Ed ognuno dice la sua. Sulle turbolenze e su Marcello Zecchino, convergenze e divergenze che agli occhi di molti sono apparse singolari. La stessa opposizione sembra aver assunto un atteggiamento di forte equilibrio e piuttosto che alimentare le spaccature ancora in corso ha provato a ristabilire gli assetti appoggiando in particolar modo la De Simone nella sua posizione ‘istituzionalmente solidale’ nei confronti dell’assessore dei Verdi. Segni evidenti di diplomazia, forse troppo ostentata, da parte di una maggioranza che da un lato ha rinnovato l’invito allo stare insieme e dall’altro, forse in modo non proprio coerente, ha manifestato una essenziale voglia di cambiamento. Insomma, i consiglieri la pensano così.

Arturo Iannaccone, Udc
“Il centrosinistra non è mai stato in grado di esprimere un punto di vista comune. La crisi evidentemente non è nata da ragioni di spartizione, anche perché spartizione non c’è stata. Prendendo atto di ciò che è stato detto vorrei che il livello dei dibattito politico fosse più elevato. Non è possibile che il Consiglio si abbassi a diatribe di tal genere. Zecchino è stato un candidato dei Verdi e la sua situazione ha introdotto in questa aula spunti che dimostrano come la crisi non sia stata risolta. Se un assessore ritiene di dover condividere le linee della Giunta, un partito serio prende atto della scelta e non disconosce in maniera tanto volgare un proprio membro. Perché piuttosto che bersagliare Zecchino i riflettori non sono stati puntati sul terzo mandato di Eugenio Salvatore? Presidente, lei a partire da questo momento dovrà navigare a vista, senza far affidamento sulla sua maggioranza. Quello che manca alla sua coalizione è la tensione politica per poter seriamente affrontare le priorità del territorio. Il nodo della crisi politica non lo potranno sciogliere gli attori presenti in questo Consiglio: né il capogruppo della Margherita né la presidente. Il fatto politico nuovo non c’è stato, non c’è e non ci sarà”.

Giacomo Carpenito, Sdi
“Se chi è stato l’attore principale di questa crisi dice che è chiusa io ne prendo atto. Ma la crisi più profonda non è quella che abbiamo vissuto a livello istituzionale ma l’incommensurabile distacco dell’opinione pubblica da questa stessa istituzione. Se riusciremo a trarre quanto di negativo abbiamo trasmesso all’opinione pubblica allora potremo riscattarci. Ma così non sarà”.

Pasquale Giuditta, Udeur
“Oggi abbiamo ritrovato un condizione di istituzionalità. Come centrosinistra, non avendo avuto momenti di confronto con i partiti, ci siamo trovati a vivere queste fibrillazioni. Capisco le ragioni dei Verdi ma la matrice è politica, non amministrativa. Quello che oggi è successo con Zecchino, all’Udeur è capitato qualche mese fa con Grasso e l’atteggiamento della De Simone è stato lo stesso. Solo che il Campanile ha risolto la questione in seno al partito e non in Consiglio provinciale”. Il caso della Funicolare di Montevergine chiusa ai turisti e l’assenza istituzionale dell’Ente a fronte di contributi erogati spesso in modo non comprensibile, deve farci riflettere sul tipo di centrosinistra che vogliamo creare. Anche in considerazione che da circa un anno. in Irpinia i partiti non si parlano…

Giuseppe De Mita, Margherita
“Oggi si è oscillato tra un invito adolescenziale allo stare insieme e forme di ammiccamento trasversale dirette ad evidenziare la voglia di cambiamento. La questione andrebbe impostata in termini meno bipolari. Non credo personalmente di aver inventato una ragione episodica per spiegare la posizione del mio partito. Ciò che mi preme non è discutere sulle ragioni della crisi ma sui motivi dello stare insieme. Se la discussione è nei termini della stabilizzazione dei rapporti allora ogni singolo partito non può risolvere le difficoltà generali. Il fulcro è proprio questo: il rapporto tra i partiti e le istituzioni. Non esiste una democrazia senza partiti che sono la più pura espressione della società. Su questo è stata incentrata la nostra discussione. A noi non è mai interessata la visibilità, lo dimostra il fatto che oggi ripartiamo con gli stessi assessori. L’esigenza era quella di dare senso pratico all’accordo del 2004 e dare a tutti i partiti i giusti rappresentanti in giunta. Per questo siamo alla ricerca di un punto di incontro tra il ruolo dei partiti e quello che istituzionalmente devono assumere gli eletti. Premesso questo una cosa è certa: noi non abbiamo mai messo in discussione il vincolo elettorale”.

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