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Provincia/1 – De Simone: “Non sono la cameriera di nessuno”

Provincia – Consiglio provinciale: un copione apparentemente già visto. Almeno per i toni iniziali. La routine delle nuove deleghe e dell’entrata in assise di Domenico Ranaudo al posto di Antonio Petoia, da oggi assessore in vece del dimissionario Cicchetti, ha avuto breve durata. La presidente Alberta De Simone ha chiuso il capitolo crisi sancendo la partenza della nuova Giunta. “Una crisi – ha spiegato – nata lo scorso 2 maggio con le dimissioni degli assessori della Margherita”. Forse, alla base di tutto, ragioni di ‘competizione interna’, o forse un disagio del primo partito della coalizione “… che ambiva a maggiore visibilità o ad un più forte impegno”. Una analisi attenta che trova le ragioni delle turbolenze arginate su altri lidi. Ed in questo quadro Palazzo Caracciolo diventa il luogo “… in cui sono state scaricate le tensioni che riguardano i singoli partiti e le proprie segreterie. Ma la Margherita – è la presa d’atto della De Simone – ha accolto il mio invito al senso di responsabilità. Un appello che oggi voglio ribadire per sviluppare il programma da realizzare nei tre anni di mandato che ci restano”. Schiarite a parte, inutile negare che non tutto è trasparente come sembra. In sospeso, infatti, restano ancora due problemi: “Quello del Prc, la cui soluzione non si è rivelata attuabile, e quello dei Verdi”. Uno spunto che non è passato inosservato a chi di dovere. Il Sole che Ride, infatti, ha colto la palla al balzo facendo sfumare l’ipotesi, peraltro avanzata, di trattare in seguito la spinosa questione. Ad intervenire con toni che per alcuni versi hanno sorpreso – ed a tratti infastidito – è stato il capogruppo De Fabrizio. In pubblica assise l’esponente dei Verdi ha detto la sua e quella del suo partito. Chiaro il succo: disconosciamo Marcello Zecchino. “La De Simone ci ha tenuto fuori dall’esecutivo in modo subdolo. Noi Verdi non siamo presenti in questa giunta in quanto avevamo consegnato alla presidente nuovi nomi tra i quali scegliere il nostro assessore”. Un invito che la De Simone, per forma e per ruolo, non ha ritenuto opportuno accogliere. E l’intervento di De Fabrizio ha poi cambiato obiettivo: “Zecchino irresponsabilmente non ha rassegnato le proprie dimissioni e non ha seguito le indicazioni del partito. Da oggi non è più un rappresentante dei Verdi dunque in nome di quale forza politica siede nella Giunta?”. I Verdi, infatti, hanno avviato nei confronti di Zecchino, bersaglio al momento sin troppo facile, un provvedimento di espulsione. E se questo non basta a rendere l’idea di una crisi non chiusa, chi aspetta sorprese ne avrà e come. “O una svolta o la militanza dei Verdi in maggioranza termina qui”. Così il fermento dell’aula consiliare ha registrato tensioni e dissensi pur evidenziando un punto di incontro: tutti, tranne i Verdi, a favore di Zecchino. In primis la De Simone. “Respingo categoricamente gli aggettivi utilizzati dal consigliere De Fabrizio. Sono assolutamente incompatibili con la rinascita della coalizione e con la mia persona. Ho promesso che avrei reagito in modo furibondo contro apprezzamenti del genere”. E lo ha fatto, almeno in senso dialettico. Tutti col fiato sospeso, infatti, nell’udire: “Ora basta. Non sono la cameriera delle segreterie dei partiti ma sono la presidente di questa Provincia”. Una presa di posizione che, ci sia consentito dirlo, ha dimostrato una forza istituzionale e politica che da tempo non era concesso vedere. Una affermazione, inoltre, che ha tolto la possibilità ad ogni tentativo di risposta. Almeno in aula. Dietro le quinte, infatti, il segretario provinciale dei Verdi Gianluca Festa, imperturbabile, ha spiegato. “La solita tattica dei Ds: quegli aggettivi non erano riferiti alla presidente ma ad un generico qualcuno. Tuttavia lei si è sentita ugualmente colpita. Forse ha ricordato qualcosa che lei stessa ha fatto in passato nei nostri confronti”.

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