Provincia – Romano: “La politica ritorni a pensare al territorio”

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Avellino – A pochi mesi dalla tornata elettorale che ha decretato il successo della coalizione di centro destra alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, a Palazzo Caracciolo è già tempo di tracciare un primo bilancio dell’attività amministrativa. Con la recente costituzione delle sette Commissioni consiliari un altro passo in avanti è stato fatto per garantire la regolare pianificazione delle attività politico-amministrative degli organismi dell’Ente di piazza Libertà. Eletto in quota UdC e poi protagonista di un clamoroso ‘colpo di coda’ già in occasione del primo Consiglio provinciale, Giovanni Romano è stato nominato componente nelle Commissioni Affari Generali, Ambiente e Lavori Pubblici. I meccanismi in Provincia sono ancora in fase di rodaggio, complice anche la pausa agostana, ma per Romano sono già diverse le tematiche su cui riflettere.

Consigliere Romano, come giudica l’operato della nuova amministrazione provinciale in questi primi mesi dal suo insediamento?
“Personalmente credo che vi sia ancora tanta confusione all’interno del Consiglio provinciale. Non è ancora ben chiaro – né è emerso – se il Governo provinciale si regga più su accordi basati su un programma piuttosto che su legami meramente politici, ‘situazione di imbarazzo’ che ho già avuto modo di denunciare più volte in passato. Fino a questo punto comportamenti o atti indirizzati a fare emergere la centralità del Consiglio non si sono visti ed in tal senso sono pronto a prodigarmi per portare al centro del Governo provinciale la funzione dei consiglieri. Attendo e auspico che la Provincia ritorni ad essere quel fulcro intermedio tra la Regione e gli Enti locali presenti sul territorio irpino”.

Com’è il rapporto tra i gruppi di maggioranza e opposizione a Palazzo Caracciolo?
“Non vedo punti di discrasia tra i consiglieri, vige al momento un clima sereno tra le varie anime dell’assise e anche per questo motivo si è giunti alla definizione delle varie Commissioni con una sintesi pienamente condivisa tra le parti. Ma le posizioni di ciascuno si desumeranno di fronte a problematiche serie ed atti concreti che, al momento, risultano essere ancora assenti”.

E per quanto riguarda le relazioni tra la Giunta di centro sinistra al Comune e la Giunta di centro destra alla Provincia?
“La stagione della politica delle alleanze è scomparsa. Oggi assistiamo ad una quotidiana guerra tra bande all’interno di tutte le coalizioni di maggioranza per l’accaparramento del potere personale. Nella prima Repubblica c’era il rispetto tra le forze politiche in campo: oggi, invece, si parla prima di alleanze e poi di programmi per il territorio. Tutto questo si ripercuote negativamente nei confronti della comunità. C’è un divario enorme tra quello che era il modus agendi di Sturzo, Moro e Saragat e quello di chi fa politica oggi, con l’aggravante che il proliferare di partiti ‘fai-da-te’ hanno messo in primo piano solo le compensazioni personali. Ogni partito conta al suo interno due, dieci, venti correnti distinte e separate, finalizzate solo all’interesse familiare e al potere, in barba a quello che è stato il volere del popolo in sede di elezioni. E l’esperienza dell’UdC alla Provincia è sintomatico di questo agire”.

Da più parti è emerso nelle ultime settimane la volontà di promuovere il progetto per un partito per il Sud. Il suo giudizio in merito?
“La centralità della politica deve essere rappresentata dalla comunità, dall’interessamento per il territorio a 360 gradi e le forze politiche che meglio rispondono a queste istanze sono quelle che hanno più successo. L’escalation di consensi della Lega nell’ultimo decennio ne è la riprova. Oggi in tanti vorrebbero costituire movimenti fotocopia del ‘Carroccio’. Questo potrebbe rivelarsi una scelta saggia relativamente alla risoluzione dei problemi del territorio ma politicamente si tratterebbe di un suicidio: in Italia non possiamo sempre pensare di fare i separati in casa, non c’è più spazio per cammini paralleli, i partiti dovrebbero ritrovare la strada maestra della politica che è la ricerca del bene comune”.

Conclusa definitivamente l’ esperienza con l’UdC, cosa accadrà in vista delle prossime regionali?
“La mia scelta di indipendenza non è stata arbitraria ma concordata con l’intero collegio che rappresento ed insieme a quanti hanno condiviso questa mia volontà porterò avanti un dialogo con tutte le forze politiche che vorranno mettere al centro delle argomentazioni gli interessi per il territorio. Il nostro ragionamento si baserà su criteri opportunistici legati esclusivamente al bene del territorio, della comunità e della gente che lo rappresenta”.

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