Irpinianews.it

Provincia, qualcuno è verde dalla rabbia… ma domani si chiude

Ancora ventiquattro ore e sarà tutto finito. Questa volta però per davvero, anche perchè il consiglio provinciale, a sentir dire i bene informati verrà convocato per il giorno di San Giovanni (24 giugno) con all’ordine del giorno le comunicazioni del nuovo esecutivo. Non ci saranno più colpi di scena. Nessun dietro front, solo mugugni di chi si aspettava di più. Alberta De Simone medita ancora sulle ultime limature e attende la rimessa di mandato da parte dell’assessore Zecchino. Ad ogni modo la crisi ha le ore contate. Troverà il suo epilogo solo domani. Mesi e mesi di una contrapposizione dura che ha visto muro contro muro Margherita e Ds. Un quartier generale che senza mezzi termini ha messo innanzi il rispetto tra le forze e la pari dignità tra i partiti della coalizione. Ma solo qualcuno sa nella lunga nota della lavandaia cosa fosse scritto. Qualche dettaglio è trapelato (“si rispetti il patto pre-elettorale del 2004”) ma nulla di più. Fatto sta che gli addetti ai lavori e non, continuano a capire, ma fino ad un certo punto. Specie dinanzi ad un riassetto che tale non è. Tutti confermati. Per la Margherita, ancora sullo scranno dell’esecutivo Emilio Ruggiero, Eugenio Salvatore, Vincenzo Alaia, lo stesso Giuseppe Di Milia (che i più davano in bilico). Solo una rinegoziazione di deleghe. Per Ruggiero: Lavori Pubblici, Trasporti e Motorizzazione; per Salvatore: Formazione, Turismo e Cultura; per Di Milia: Programmazione Negoziata, per Alaia la riconferma all’Agricoltura, per Franco Lo Conte la delega al Personale E’ quanto trapela nei corridoi dei palazzi che contano. Per il resto, tutto come prima nessuno stravolgimento, solo la consegna del testimone ‘naturale’ (era scritto nel documento dei gentiluomini) di Nicola Cicchetti ad Antonio Petoia già vicepresidente nella Giunta Maselli. Un cambio di guardia che vedrà l’ingresso del primo dei non eletti di casa Pdci Domenico Ranaudo. Tutto qua. La vice presidenza rimane all’Udeur con Rossella Grasso. Nonostante Alberta De Simone fosse riuscita a tener a bada gli acuti di Pasquale Giuditta e a ‘convincerlo’ per la rinuncia a favore della prima forza in Consiglio, Giuseppe De Mita si è subito premurato di sottolineare: “La vice presidenza non ci interessa. La questione non è questa”. Erminio D’Addesa rimane dove era. Lo Sdi resta nell’esecutivo con Luigi Mainolfi, i Ds con Bruno Fierro, l’Udeur con Francesco Lo Conte. Nodi da sciogliere per i Verdi che nella persona di Gianluca Festa hanno già indicato la rosa dei nomi con De Pietro, Di Zenzo e Perone da subentrare a Marcello Zecchino che sembra non intenzionato assolutamente a lasciare il suo assessorato, al di là delle buone intenzioni. Ha impugnato la decisione autosospendendosi dal partito. E non è il solo. Tant’è che tra le fila del Sole che Ride la levata di scudi non è circoscritta. C’è chi sbotta e non poco. E’ il caso di Elisabetta D’Addese di Gesualdo che non vede ‘premiato’ il contributo delle donne. Anche se ad onor del vero, c’è da dire che Gianluca Festa non aveva trascurato questo dettaglio. Occorre rimarcare, che in corsa verso Palazzo Caracciolo, l’unica donna candidata dei Verdi era la giovane ed intraprendente Marianna Morante che per soli novanta voti non è riuscita ad ‘imporre’ la quota rosa. Dettagli a parte, siamo ora al rush finale. Siamo sicuri che il terremoto in casa De Simone lascerà sul campo solo qualche deluso. Ed è netta la sensazione che il flop c’è stato e come, a meno che il compromesso della pace non preveda il rimescolamento di posizioni in altri enti che contano tanto per citarne due: Alto Calore e Ato. Per ora, l’unica certezza resta “il contratto” che Alberta De Simone ha sottoposto agli alleati: tre anni di garanzia e di buon governo. (di Teresa Lombardo)

Exit mobile version