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Quali in particolare?
“Il Museo e la Biblioteca Provinciale, i nostri gioielli di famiglia. Sono e restano i punti di riferimento di una gloriosa tradizione irpina egregiamente tramandata dall’impegno attivo delle istituzioni locali e che riecheggia nella memoria mediterranea”.
Quale sarà la ‘strategia’ da adottare affinché diventino richiamo per un pubblico più vasto?
“Incentivarle ulteriormente sia sotto il profilo dei servizi da offrire all’utenza, che sotto quello puramente culturale con iniziative mirate e percorsi formativi”.
È risaputo che ha a cuore anche la questione Teatro. Come vede il futuro del Carlo Gesualdo?
“In crescendo. Ovviamente l’obiettivo principale resta la costituzione della fondazione, rispetto al quale si dovranno compiere i passi giusti. A cominciare dalla verifica degli aspetti finanziari per finire con quelli strettamente organizzativi”.
L’Irpinia, a differenza di altre province italiane, manca di figure specializzate nel management dei beni culturali. Può rappresentare un limite per la gestione del prestigioso patrimonio archeologico -e culturale in genere- che custodisce?
“Non investire nelle professionalità è sempre un limite. Abbiamo poli archeologici di inestimabile valore storico e artistico, dall’antica Abellinum ad Atripalda, a Mirabella e Conza. Bisognerebbe promuovere sempre maggiori iniziative dirette a valorizzare questi siti, trasformandoli in occasione di sviluppo per l’intera provincia. Creare, insomma, una rete di servizi che consenta di stabilire una certa e continua sinergia con le realtà che nel campo dei beni culturali fanno sistema da decenni”. (di Marianna Morante)