Consiglio provinciale: in aula per discutere delle fibrillazioni che da quattro mesi hanno caratterizzato la vita dell’Ente di Piazza Libertà. Un confronto che ha visto l’apertura dei lavori nell’introduzione della presidente Alberta De Simone che senza peli sulla lingua ha detto ‘no’ alle barbarie, ‘sì’ alla ricerca dell’unità. “Chi ha fatto il tifo per lo scioglimento del Consiglio provinciale è stato irresponsabile. Chi è stato eletto è chiamato a lavorare. Mai, in tutti questi mesi di difficoltà seria, ho pensato e mai lo penserò di gettare la spugna. È mia convinzione andare avanti e lavorare sia come maggioranza che come Consiglio perché abbiamo il dovere di dare risposte ai problemi. Altrimenti la politica diventa un mestiere, non una scelta. C’è stata una fase difficile nata dopo la decadenza del costume di alcuni esponenti di partito che si sono esercitati nell’attacco. Questa decadenza si è tradotta anche in Provincia ma noi siamo andati avanti pur con una maggioranza azzoppata… Ci sono stati esponenti esterni di maggioranza e minoranza che hanno letteralmente tifato per lo scioglimento. Anche perché questi esponenti esterni, ad esempio la minoranza, hanno già prodotto un danno: aver escluso il presidente della Provincia dal Cda di Asse. Una questione che porterò in Consiglio. Allo stesso modo non ho capito il coro dello scioglimento nei sindacati e in alcuni giornalisti. È chiaro che ho cercato l’unità perchè solo insieme possiamo imboccare la strada della crescita. Abbiamo avuto un periodo aspro in cui è stato difficile il colloquio. Questo mio appello all’unità attiene al rispetto reciproco di tutte le forze politiche a partire dalle più grandi”. Poi la De Simone avverte: “Non siamo più disponibili a tollerare ulteriori insulti. Se queste cose si ripeteranno ci impegneremo a fare contestazioni contro gli atti barbari. Il documento non è un accordo politico, però l’ho chiesto per l’intero ciclo amministrativo. Così come ho anche chiesto che non si ripeta ancora quello che finora è accaduto. E mi rivolgo non solo alla Margherita ma a tutti i partiti. Non sono più disposta a trattare. Stasera è necessario voltare pagina. Anche quando l’opposizione ha votato contro ho sempre apprezzato il metodo costruttivo”. Insomma, non è più tempo di rotture “… Palazzo Caracciolo non è luogo dove si scaricano tempeste atmosferiche ma luogo capace di creare rapporti costruttivi. Se troviamo la strada giusta vuol dire che a vincere è stata la serietà degli eletti. Non c’è chi ha vinto o chi ha perso. In questo auspico l’approvazione della Margherita…”. La De Simone ritorna ancora una volta sulla questione documento: “Prima le vicende amministrative e poi quelle politiche. Si campa poco. Accanirsi per una poltrona… non se ne può più. Spero che l’accordo non sia segnato da nessuna questione di potere”. Segue il capogruppo dell’Udc Arturo Iannaccone scettico su un Consiglio provinciale che non si apre “… sotto i migliori auspici. Mi sarei aspettato che la presidenza ci potesse comunicare l’assetto compiuto della sua maggioranza e quello di governo. Mi sarei anche aspettato la rinomina degli assessori dimessi. Un gesto del genere avrebbe potuto rappresentare un segnale positivo. Non vorremmo che il documento producesse, invece, una fase di stallo”. In sostanza vorremmo vederci chiaro. “Di questa crisi non si capiscono ancora le cause”. Ancora nodi da sciogliere, dunque, secondo l’on. Iannaccone. Non secondario il punto di vista dei Verdi che “… nel richiedere l’azzeramento della Giunta sono chiamati a rispondere se confermare o meno l’assessore Zecchino”. Generoso Cusano di Forza Italia mette in evidenza come “… non sia possibile alcun compromesso con la maggioranza (rispondendo al massimo esponente dell’Udc, ndr) che ha dimostrato di essere puro cartello elettorale. Noi ci rimettiamo alla volontà dell’elettorato”. Un intervento a cui risponde il capogruppo della Margherita Giuseppe De Mita che senza mezzi termini replica al forzista e non solo: “Se la vicenda politica è legata all’immiserimento mi troverei in imbarazzo. Questa forzatura volgare mi sembra un modo che lascia poco spazio alla buona fede… sì alla pulsione all’unità ma a patto che non si fondi su elementi unitaristici. Purtroppo ci portiamo dietro – sia centrosinistra che centrodestra – questo bipolarismo ortopedico. Alla radice dei problemi la difficoltà del centrosinistra qui e del centrodestra altrove di stare insieme”. “La prima Giunta – rispondendo a Iannaccone – fu il risultato di una soluzione frettolosa e sulla quale abbiamo verificato gli attriti. La questione sta nella riscoperta dello stare insieme. Nel 2004 la prima difficoltà, poi abbiamo registrato la vicenda di Fontanarosa. Né in questo gruppo né fuori c’è stata mai intenzione di sciogliere il Consiglio. La logica di coalizione non può fondarsi sull’unitaritarismo di forza. La coalizione non può essere l’obbligo di stare insieme”. E ancora: “Trasformazione della forma di rappresentanza negli Enti a seguito dell’elezione diretta intesa come stabilità delle elezioni; fondi Fas. Più che nel metodo la non condivisione è stata nel merito. Ritengo che la nostra proposta fosse da discutere. Raccoglieva pedissequamente gli indirizzi fissati dalle Regioni. Fuori c’erano Casalbore e Nusco. Questo per dare rappresentazione delle ragioni per le quali abbiamo assunto la nostra posizione. Non si tratta di poltrone, e lei lo può confermare presidente. L’istituzione a cui si deve far riferimento è la coalizione. Dentro l’istituzione c’è l’obbligo, non l’astrattismo di intervenire. Abbiamo chiesto di discutere di questo perché riteniamo che se vogliamo far fare un passo avanti alla coalizione, dobbiamo farlo autenticamente. Si scade se abbassiamo la soglia critica. Non credo che ci siano le nuove tavole della legge. Le parole servono anche per far giustizia. Come è avvenuto oggi (si riferisce all’intervento della De Simone che ha criticato gli attacchi, ndr). Se noi dicessimo che il documento chiude, diremmo una cosa non vera. È qualcosa che apre. Noi chiediamo che vada integrato. Non chiediamo poltrone. Se ci sarà questo, ci sarà un futuro”. Idem i Verdi che rimangono sulle proprie posizioni pur affermando nella persona di Pasquale De Fabrizio: “Buono il documento ma sono necessari approfondimenti utili, rispetto reciproco e azzeramento della Giunta”. Il Pdci con Antonio Petoia: “Pensiamo a recuperare i ritardi accumulati”. Sulla falsariga anche l’Udeur nella persona di Pasquale Bossone: “Recuperiamo lo stato dello stare insieme. Risolviamo i problemi concreti”. Lo Sdi, con Greco Trifone: “Apprezzamento per la De Simone. E’ l’ora della concretezza”. Arriva poi la risposta dei Ds con il capogruppo Franco Mazza: “Non si può negare che si è di fronte ad una crisi seria. È un atto di rottura all’interno della maggioranza però le motivazioni non appaiono tanto forti alla pari di quelle della stessa. Eppure le tensioni tra i partiti si scaricano sull’Ente Provincia. Noi all’interno della maggioranza non abbiamo mai avuto aggressioni verbali. È ovvio che i problemi sono altrove e vanno disinnescati. Questo può avvenire solo con il dialogo. Per quanto ci riguarda siamo pronti a sottoscrivere il documento e invito a chiudere l’accordo nel giro di pochi giorni”. Dopo due ore di pubblica assise il primo inquilino si ritiene soddisfatto per un Consiglio che ha dimostrato maturità. Insomma, le distanze si allentano ma c’è ancora cammino da compiere. Entro otto giorni la crisi dovrà essere archiviata.In sintesi, o dentro o fuori Parola della De Simone che riconosce alla Margherita il ruolo di partito di maggioranza relativa, non senza rimarcare quello fondamentale ricoperto dal resto della compagine.(t.lomb)
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