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Una lunga carrellata di accuse che sanciscono una rottura con chi negli ultimi cinque anni hanno lavorato a stretto contatto.
“Comunicazioni interrotte” per farla a breve, Petracca spiega: “sia con Sibilia nel 2009, che con Caldoro nel 2010 abbiamo stretto accordi programmatici. Quella solidarietà data in più occasioni, anche quando in Provincia eravamo maggioranza relativa non è stata mai ricambiata. Non ci siamo mai permessi di chiedere alcunché nonostante i numeri erano a nostro favore. Anzi abbiamo dovuto subire pure il cambiamento degli equilibri quando Sibilia scelse di lasciare la Provincia e nominò un suo uomo come vicepresidente, togliendo la delega a Sirignano del nostro partito. Comportamenti inaccettabili che si sono poi prolungati anche sulla questione delle candidature su Avellino città. Anche in quel caso non abbiamo avuto lo stesso riscontro di attenzione”.
L’Udc dal racconto di Petracca si toglie i sassolini dalle scarpe. Ma il fuoco continua sul senatore Sibilia e del centrodestra in generale (che dovrebbe far pensare a questo punto ad una rivisitazione a livello regionale delle posizioni) con le dichiarazioni di Giuseppe De Mita: “noi eravamo più forti sul territorio ma l’allora Pdl voleva imporre il proprio candidato al Comune di Avellino, non rispettando un accordo che prevedeva a noi l’espressione della figura del candidato sindaco. Poi sappiamo tutti come è andata a finire. Un accordo programmatico che è stato interrotto da Sibilia e non certamente da noi”.
Sulla questione delle elezioni provinciali il deputato irpino non è tenero con i due candidati presidenti: “alla corsa di cavalli e ciucci ci siamo sottratti. Noi parliamo alla gente, non vogliamo un presidente che fa le convenienze del partito. Siamo nella partita perche non vogliamo uscire dal mazzo”.
Riferendosi agli schieramenti in campo alle provinciali a livello nazionale aggiunge: “in Italia è accaduto esattamente l’opposto di ciò che è in Irpinia. Qui si continua sulla contrapposizione politica Pd – Forza Italia, in gran parte d’Italia si concorre insieme. Il presidente che verrà eletto non avrà una maggioranza dopo le elezioni. Stare tutti insieme e indicare una persona di presidio per l’Irpinia avrebbe evitato tutto ciò, ma qui manca l’intelligenza politica”. Sulla posizione di quel che resta dell’Udc spiega: “Anche a livello nazionale è stato stabilito che la costituente popolare non è nel centrodestra perche noi non siamo berlusconiani. Noi ci poniamo al confine del Pd per recuperare tutti coloro che stanno fuori di lì”. Un progetto ambizioso quello di Giuseppe De Mita che sull’accordo con il Nuovocentrodestra alle europee, lo boccia in toto: “assemblando vari pezzi non serve, gli elettori l’hanno capito e dobbiamo prenderne atto”.
Chiusura affidata al sindaco di Nusco Ciriaco De Mita, che nonostante la sua età ha un orizzonte: “recuperare la storia dei popolari”. A parte i sentimentalismi, l’ex premier lancia frecciate alla consigliera Enza Ambrosone: “aveva il timore che noi potessimo andare a destra mi è parso eccessivo, e poi scegliere una compagnia singolare dove non si capisce con chi sta (alleanza civica – bene comune), è comportamento malinconico, in realtà alimenta pretese moralistiche di chi fa politica, c’è sempre interesse personale”. Per rimanere poi sempre al Comune di Avellino, definisce “squallido il quadro”. Su Foti non si esprime, mentre su Gambacorta: “ ha detto che consentirebbe a noi di votarlo. E in base a cosa ci “consentirebbe” di votare per lui? Il consenso si guadagna, spieghi perché lo merita”. Poi il fuoco su Sibilia e Foglia. Al senatore di Forza Italia ribadisce: “chi colpisce a tradimento non può chiedere solidarietà. Poi non li ho visti più”. Sul lato squisitamente politico: “sono sempre stato contro Berlusconi e critico con il Pd”. Ma l’ultima perla la conserva per Pietro Foglia. “lo ignoro, all’improvviso ha assunto una posizione diversa, oggi pensa di poter fare qualcosa insieme alle regionali come alle europee per avere maggiori opportunità di consenso. Non siamo stupidi per la seconda volta”.