Provincia – Consiglio Fma: richieste, impegno e limiti di competenze

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Avellino – Una tregua sociale fino a venerdì (“Basta con i manganelli sulle teste degli operai”); un supporto, anche economico, per portare a Roma 500 persone in occasione del tavolo con il Ministro Scajola; uno scatto d’orgoglio della politica e convergenza di vedute per non permettere che l’Irpinia sia ancora vittima di drammi di questo tipo: con tre richieste da parte di Giuseppe Zaolino – che ha parlato a nome di tutte le sigle sindacali – si è aperto il consiglio provinciale monotematico sulla crisi delle aziende provinciali ed in particolare sulla vertenza simbolo dell’Irpinia, la Fma. Un atto di umiltà e responsabilità della politica ma soprattutto dell’istituzione che, come si è espresso il consigliere Santoro, è uscita dal tempio dando vita più che ad una seduta d’assise ad una vera e propria assemblea.
I lavoratori, presenti al centro sociale di Avellino, non hanno nascosto lo stato di insofferenza e la risposta, questa volta, non è stata l’allontanamento dalla sala ma un dibattito aperto e condiviso, utile innanzitutto a chiarire una volta per tutte limiti e competenze per evitare strumentalizzazioni e speculazioni troppo comode in una fase così delicata.
19 i gonfaloni sistemati sulle pareti della sala. E a dirla tutta sono sembrati davvero pochi rispetto a quei 119 che avrebbero dovuto consegnare l’immagine di una Irpinia solidale rispetto ad una situazione drammatica che riguarda Pratola Serra come tutti gli altri campanili ricadenti nella provincia di Avellino.
Fatto sta che quello di oggi è stato il momento in cui la classe operaia ha rivendicato la propria dignità e si è tentato di riconciliare le forze sociali con quelle istituzionali.

All’assessore al lavoro Giuseppe Solimine il compito di chiarire in primis che nella vertenza “la controparte non è la Provincia ma la Fiat”. E come la Fma tutte le vertenze irpine bramano vendetta ma per uscire da queste vicende “l’unica strada da percorrere è quella di una totale convergenza sulla strada maestra”.
Dallo stesso Solimine un chiarimento per evitare in futuro ogni pretesto: “L’istituzione non si può sostituire al sindacato, non possiamo fornire una soluzione ma possiamo garantire l’impegno di un intervento efficace con Fiat. Ma se venerdì l’azienda non si siederà al tavolo allora sarà tutto inutile. Stanno cercando un pretesto ma noi non glie lo forniremo”.
Amalio Santoro ha condannato le ultime vicende invitando a combattere la solitudine operaia che si è cristallizzata in questi anni. “Guai – ha spiegato – quando le ragioni della forza entrano in una trattativa”. Stessa linea anche per Franco Di Cecilia, rammaricato del fatto che in questo contesto la Provincia non possa portare a termine una “missione salvifica”. “Siamo deresponsabilizzati e sterili di fronte ad una vicenda del genere”. Ma ciò non toglie, come ha evidenziato la De Simone, che occorre proseguire in una protesta ferma, dignitosa ma inflessibile “dicendo stop agli ordini di carica verso gli operai, perché davvero venerdì possiamo fare un passo avanti”. E secondo il capogruppo del Pd, Fiat non può bendarsi gli occhi di fronte ad una vicenda del genere perché “se affonda mezza Italia, affonda tutto il paese”.

E la vicenda Fma rappresenta il plastico di uno dei momenti più difficili dell’Irpinia. Il presidente Cosimo Sibilia ha invitato al senso di responsabilità e al rispetto dei ruoli per stabilire una strada da percorrere. “Più che scaricare responsabilità in questo momento è necessario tenere alto il confronto e avere rispetto per l’esasperazione di chi vede a rischio il proprio posto di lavoro. Senza rimpettirsi per strategia elettorale”. Sibilia apre al protagonismo concreto e ad operazioni corali mettendo al bando, invece, “lo sciacallaggio e le passerelle”. “La Provincia vuole fare la sua parte di coordinamento e cabina di regia delle operazioni di sviluppo. Non vogliamo scaricarci delle nostre responsabilità ma i confini della nostra competenza sono ben definiti”.
Insomma, solidarietà, impegno, un percorso comune e condiviso ma soprattutto la presa d’atto della correttezza dei lavoratori che, alla fine dei lavori, hanno raggiunto nuovamente i cancelli della Fma dopo aver guadagnato un’ulteriore garanzia: “Un minor spiegamento di forze ai cancelli della Fma”.

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