
In sede referente durante la Commissione Affari Istituzionale del Senato molti gli elementi emersi sul riordino delle Province. Proprio Roberto Calderoli della Lega Nord ha fatto un’analisi lucida della situazione proposta dal Governo: “il decreto-legge determinerà gravi rischi per la tenuta istituzionale del Paese. Iincide sull’elettorato passivo. Infatti, la decadenza degli organi provinciali – disposta con provvedimento d’urgenza – contraddice le disposizioni costituzionali che garantiscono i diritti elettorali. Il problema si pone non solo per i consiglieri provinciali, ma soprattutto per i componenti delle giunte che, essendosi dimessi dalla carica di consiglieri in considerazione delle incompatibilità previste dalla legge, si trovano a perdere immediatamente sia la prerogativa di assessori sia quella di consiglieri”. Il ministro Patroni Griffi ha ricordato che “il Governo, al suo insediamento, ha preso in considerazione le iniziative legislative pendenti nei due rami del Parlamento in materia di riordino o soppressione delle province e di Carta delle autonomie. Con l’articolo 23 del decreto-legge n. 201 del 2011 sono state introdotte disposizioni relative agli organi delle province, alle modalità per la loro futura elezione e alle funzioni degli enti. Successivamente con il decreto-legge n. 95 del 2012 è stato recepito l’esito, largamente condiviso dai due rami del Parlamento, del dibattito svolto sull’ordinamento degli enti locali e si è definito un percorso sulla base dei criteri della quantità di popolazione e dell’estensione del territorio. Inoltre, è stata confermata la decisione di configurare le province come enti di secondo grado e di attribuire loro funzioni fondamentali, ma solo a decorrere dall’entrata in vigore dell’effettivo riordino. Precisa che il Governo dà una lettura dell’articolo 133 della Costituzione nel senso che l’iniziativa dei comuni è necessaria per modifiche specifiche delle circoscrizioni provinciali, per cui occorre l’iniziativa dei comuni coinvolti. Un’interpretazione più estensiva, nel senso prospettato dal senatore Calderoli, a suo avviso non sarebbe coerente con la ratio di quella disposizione, in quanto implicherebbe in ipotesi l’attivazione di tutti i comuni del territorio nazionale. Infine, precisa che il decreto-legge in esame contiene disposizioni sostanzialmente attuative degli articoli 17 e 18 del decreto-legge n. 95 del 2012, già convertito in legge. Conclude, confermando la massima disponibilità del Governo a risolvere alcuni aspetti critici, nella salvaguardia dei princìpi fissati con i provvedimenti già adottati e compatibilmente con i termini per la conversione in legge. Il Governo annette un significato prioritario al provvedimento in esame, sia per le modifiche ordinamentali sia per i risparmi di spesa che potrà determinare attraverso il riordino degli uffici periferici dello Stato e le economie di scala connesse all’accorpamento delle province, nonché per l’istituzione effettiva delle città metropolitane. Precisa che la disponibilità del Governo riguarda anche i temi più critici, come la decadenza degli organi in carica e l’individuazione dei capoluoghi. Tuttavia il Parlamento, nella sua vocazione naturale alla sintesi istituzionale, potrebbe cogliere l’occasione per rendere tangibile la capacità di individuare soluzioni equilibrate e coerenti, risolvendo le inevitabili resistenze che si determinano a livello locale. Dopo aver ritirato la pregiudiziale si è convenuto sul termine per la presentazione di emendamenti: entro le ore 18 di lunedì 3 dicembre.